"mi do alla poesia perché al momento non vi è nulla di più rivoluzionario" (mio pensiero mattutino)
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["Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe"] 

 


 

 Il mio primo libro di poesie:

DUE GRANELLI NELLA CLESSIDRA

 Ed. LietoColle

More about Due granelli nella clessidra

... due argomenti universali si trovano qui declinati con estrema precisione e determinatezza: lo spazio e il tempo. Così come il tema del tempo balza agli occhi con icastica urgenza nel titolo della silloge, in quella clessidra semivuota che è poi non a caso anche l'incipit di una poesia, parallelamente le due sezioni in cui si articola la raccolta, "Paesaggi possibili" e "L'altrove", evocano immediatamente una spazia­lità che si gioca tra la concretezza e la potenzialità.  

E, come si è detto, questa geografia dell'anima che percorre i testi è ali­mentata da riferimenti precisi e determinati, fra cui senza dubbio emer­ge inconfondibile il profilo di Torino, la città dell'autore. Una Torino in­dividuata con un'esattezza toponomastica e descrittiva che stempera il coinvolgimento emotivo dell'autore verso i paesaggi e i personaggi che animano le scene di vita urbana quotidiana.  

[...] Il tempo esatto del passaggio degli autobus che si contrappone e completa un altro tempo, un tempo che sfugge e che spesso non si riesce a definire [...]Le ore, gli attimi che sfuggono ritornano con una ricorsività che si fa qua­si angoscia  

[...] (e) una figura di donna ad apparire al termine della raccolta, una "sconosciuta" che piace pensare sia figura della poesia stessa

  (dalla prefazione di Serena Focaccia)

 

  


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arte
Irene Ester Leo su Larosainpiu
16 giugno 2010

Torno a proporvi nuove letture alla vetrina dopo mesi di apparente inattività; è stato, questo trascorso, un tempo doloroso quanto paradossalmente vivo a passarmi da parte a parte, colmo di dubbi, dove il presagio ha lasciato spazio alle domande.

Sarà per questo che ho cominciato a chiedermi cos’è, il “dove nasce” quella spinta, quel moto che ci porta a leggere, amare e scrivere poesia.

Domande che si sono susseguite fino ad incrociarsi con i versi di Irene Ester Leo e della sua opera prima: “Io innalzo fiammiferi”, Ed. LietoColle.

Qui, tra quest’energie che d’improvviso vanno a capo o rimangono a sostenersi come fossero un racconto, ho visto partorire risposte. Fin da subito, quando Irene, nel suo Omega Poetico dice: “Ho sempre solo amato, non ho mai odiato nessuno, nemmeno chi mi ha spezzato deliberatamente. Ma ho visto cose tremende che non potrei descrivere, ho visto tanta finzione voluta e senza buona fede, fino a che non mi sono imbattuta in una rivelazione”.

Cos’è infatti la poesia se non rivelazione e più precisamente rivelazione di quel che ci manca nella realtà? Vi sono infatti poeti che scrivono per ricercare la follia, altri l’attimo, altri ancora il quotidiano.

Ed Irene si dichiara palesemente nella


POSTILLA A MARGINE:

Ti verrò incontro. Sarà uno sparo netto.

Fiele argentino e ridarolo,

il petto del gatto che annuisce rotondo e cerca frottole,

la lingua di bambino sul naso,

il rossore delle percosse su un papavero morto,

Ti verrà incontro. Sarà una morte ludica.

E poi potrai dirti vivo, e poi potrai dirti vivo… oh lettore!

MA

...avendo sentito fin dalla nascita una totale disarmonia con la realtà che mi circondava, la materia

della mia ispirazione non poteva essere che quella

disarmonia.

Eugenio Montale


La poetica della Leo, trova uno dei suoi fondamenti nell’aratro che profonda la terra fertile, come “Una preghiera di zanzara/ sulla foglia di limone,/ si fa altalena/ nelle labbra d’arco/ verso l’alto.”(Chi crocefiggerà il sole).

E’ forza la mano di Irene, forza che dirige il verso alla dolce durezza della musicalità; ed è così che “Aspetto, aspetto la voce del sonno,/ il turbine elicato degli occhi,/ la curva sottile sulle orecchie. (…) Aspetto, aspetto l’orma del volo,/ la sveglia delle sette,/ il tic-tac mangiato da un tarlo/ del cuore,/ il diesis del tuo rumore di scarpa serena.” (Sylvana)

Irene Ester Leo si inserisce a pieno titolo fra quegli autori che hanno fatto del loro legame alla terra d’origine, un linguaggio universale, senza mai farlo scadere in retorica o semplice mancanza nostalgica.

Forte della sua fermezza esprime con decisione l’estetica della percezione in “Ricchezza”, quando dice: “Siamo latifondisti dai mezzi voli, di carne calda,/ leghiamo al calcare della terra le nostre bulbose/ verità.”.

Potrei continuare a raccontarvi del modo di far poesia della Leo, così come un innamorato lontano farebbe della sua amata.

Potrei dirvi dell’uso e dell’incisività dei suoi aggettivi; non vorrei rischiare di essere nel mio piccolo, ripetitivo. Prima di me infatti autori come Antonella Anedda nella prefazione e Giorgio Linguaglossa in recensione hanno, in maniera sublime, evidenziato la intensa grandezza di questa giovane autrice.

Preferisco quindi lasciarvi a tre sue liriche tratte da “Io innalzo fiammiferi” -Ed. LietoColle- e alla sua personale dichiarazione di poetica.

Sarete così voi, cari amici o semplici lettori ad aggiungere, se vorrete, ciò che io più o meno volontariamente ho tralasciato.


CENERE

Pelle arsa di spine

è la nostra corona.

Il tuo nome bianco senza anse,

non vedo.

Solo cenere soffio,

perché non tocchi ma sfiori appena,

come marea fervida che mi arriva ma non lava.

Qui, sulle scale, in questa finestra, in quella stanza,

ogni luogo è il tuo segno oscuro.

Sorriderti capovolta,

è flessuosa miseria

che mi arricchisce le narici,

ma mi dondola senza meta

nel cuore.


ANDARE

Le chiavi della trama, l’odore del latte corpulento di madre dismessa,

l’anello di piazza incastrato al collo.

Maschere infilate all’uncinetto

da un filo unico tra me ed il sud del Sud.

Mi batte sulla tempia lo zig-zagare dei pori a caldo,

sbuffo bieco di una zanzara a neon che si ostina

a riempire lo stomaco di un padrone istintuale.

Io innalzo fiammiferi,

tuoni di ferro

sulla scia dell’andare lontano.

Vivo solcandomi.


AMORE (PER, DI, A, DA…)

E’ difficile raccontarsi il motivo di una grande evoluzione,

della donna che partì un giorno,

aggrappandosi alla lunga scia delle dita dei piedi, tuoi,

per contare i metri del passo.

Si lasciò invadere il volto dalle tue due vite già vissute

e dalla violenta morbidezza dei tuoi neri cristalli,

così senza paure di crollo o implosione di cellue.

Si legò le estremità dei denti alle tue labbra

per impigliarsi l’aria nelle narici,

nel sangue, fin dentro il colore dello stomaco.

Nessuna assoluzione.

L’innegabile bellezza che si annida

lugubre e nera, prima del parto di due

parole o tre,

schianta il tetto

per accendersi di luna.



DichiarAZIONE atipica di poetica

E il punto è vivere ogni cosa.

Rainer Maria Rilke


La mia scrittura è una morte sottile, poi rinascita, sotto la sostanza di nuova pelle. E' violento l'input che la genera e si sbiadisce tra le parole mediate dalla luce. Nasce dall'ombra è tutta fatta di veli e punte, e di assenze. Di innumerevoli assenze senza tempo e luogo. La mancanza pregevole ed assettata che spinge il viandante di Nietzsche per vie mai nate prima del passo che avanza. Lo stesso dettato da una conoscenza che ambisce ad un cielo più chiaro, e di contraltare ad una notte più nera. Nessuna reazione consona al viver quotidiano, ma la consapevolezza del viaggio in quanto unica salvezza possibile. E' un incastro, è una feritoia questa volontà che alla scrittura anela, e di poesia canta. Sgraziato, sempre, umano, terreno che si sporca e si riempie il grembo di terrena compassione: certezza che per giungere alla sapienza sospesa nelle altezze degli occhi, strisciare nei reconditi anelli della materia, è necessario.

Non cerca di piacere, né di catturare. Rimane sul margine del lettore, si mostra nudo questo movimento, pieno di coraggio, vuoto di armature. E si lascia spettinare le vesti dal vento. Restando sempre in eterna oscillazione, sempre ciclico, evolutivo. Mai fermo, sempre un po' oltre. Poi tace.

IRENE ESTER LEO

Classe 1980. Ha esordito "ufficialmente" nel 2006 con "Canto Blues alla deriva", Besa editrice. È presente su "Tabula rasa 05", rivista di letteratura invisibile nella sezione Poesia e su alcune antologie, tra cui "Verba Agrestia" 2008 e 2009 e "Il segreto delle fragole" 2009 , entrambe LietoColle edizioni.
Nel 2007 ha ricevuto dal Teatro di Musica e Poesia "L'Arciliuto"di Roma il riconoscimento in "Kagolokatia".
Sue liriche sono state recentemente inserite nella rivista letteraria "Incroci" diretta da Lino Angiuli e Raffaele Nigro, giugno 2009, Mario Adda Editore. 
Collabora con il quotidiano" Il Paese Nuovo" per la pagina culturale.
Ha pubblicato "Sudapest" (Besa editrice, 2009).

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