"mi do alla poesia perché al momento non vi è nulla di più rivoluzionario" (mio pensiero mattutino)
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["Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe"] 

 


 

 Il mio primo libro di poesie:

DUE GRANELLI NELLA CLESSIDRA

 Ed. LietoColle

More about Due granelli nella clessidra

... due argomenti universali si trovano qui declinati con estrema precisione e determinatezza: lo spazio e il tempo. Così come il tema del tempo balza agli occhi con icastica urgenza nel titolo della silloge, in quella clessidra semivuota che è poi non a caso anche l'incipit di una poesia, parallelamente le due sezioni in cui si articola la raccolta, "Paesaggi possibili" e "L'altrove", evocano immediatamente una spazia­lità che si gioca tra la concretezza e la potenzialità.  

E, come si è detto, questa geografia dell'anima che percorre i testi è ali­mentata da riferimenti precisi e determinati, fra cui senza dubbio emer­ge inconfondibile il profilo di Torino, la città dell'autore. Una Torino in­dividuata con un'esattezza toponomastica e descrittiva che stempera il coinvolgimento emotivo dell'autore verso i paesaggi e i personaggi che animano le scene di vita urbana quotidiana.  

[...] Il tempo esatto del passaggio degli autobus che si contrappone e completa un altro tempo, un tempo che sfugge e che spesso non si riesce a definire [...]Le ore, gli attimi che sfuggono ritornano con una ricorsività che si fa qua­si angoscia  

[...] (e) una figura di donna ad apparire al termine della raccolta, una "sconosciuta" che piace pensare sia figura della poesia stessa

  (dalla prefazione di Serena Focaccia)

 

  


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arte
Mary Simonetti su Larosainpiu
13 settembre 2010
Esistono a mio avviso almeno due generi di recensioni librarie; quella che effettivamente racconta di un libro senza lasciarsi condizionare da nulla e quella che, in seconda battuta, con il pretesto di raccontare un libro, mira ad incensare l'autore della recensione o a raccontare e a spiegarci quanto sia bella, buona ed unica, la propria visione del mondo letterario.
Nell'imbattermi in una recensione di secondo livello, ho deciso di leggere e successivamente di presentarvi, Mary Simonetti e la sua opera prima edita da LietoColle, "Le cose che cadono".

Un'autrice che come dice lo stesso prefatore, l'amico Gianpaolo G. Mastropasqua, "Ha il rarissimo dono di essere vera, selvatica, autentica, di aver attraversato realmente le sue parole".
Aggiungo io che nell'unicità di questo dono, risiede la sua forza poetica; Mary difatti riesce a tramutare in poesia la forza della semplicità.
Non è così scontato riuscirsi, che sia chiaro, spesso si cade nella retorica della ripetitività e del risaputo.
Si possono riscontrare le prove di quanto affermo in versi come questi: "Facciamo l'amore/ per dimenticare l'amore". Vi è una tale forza nell'antinomia di questi due versi che potremmo passare oltre ed invece "Si arranca per le stanze/ alla ricerca di quel cassetto/ trasudante serenità".

Risiede innegabilmente nella sicurezza che trasmette a Mary la poesia, il suo controvalore linguistico, il correlativo metaforico, il background simbolico.
Non nego che la strada da percorrere sia ancora lunga; il percorso di quest'autrice ha un indirizzo di una certa precisione e risiede nel solco di quel nuovo e meraviglioso filone che in Puglia, sua terra natìa, trova fertile sostanza.
Chi d'altronde tra quelli che amano scrivere, fare e leggere poesia, può ritenersi arrivato? Forse solamente i presuntuosi a cui lascio loro lo spiraglio salvifico dell'incertezza.
Mi congedo da voi amici cari, immergendovi direttamente (e finalmente) nella lettura di Mary Simonetti, attraverso tre poesie (due scelte dall'autrice e una da me) tratte dalla sua raccolta "Le cose che cadono", Ed. LietoColle.



Lascio tutto sull'attenti
in questo insieme di dedali
un qualcosa ad ogni angolo di siepe
che svoltando ti riporta all'ingresso.
Un intreccio di desideri
o sogni
o persone
sull'attenti come soldati
a tener in piedi baionette
a marciare distruggere e ritornare.
Ancora vivi, o quasi.



Consumata come un candito
sciolta tra i denti del tempo
abbracciata
da questi 33 rintocchi
dall'alto del mio campanile.
Dimora inespugnabile
ma tutti lanciano dardi
con le mani e con l'anima
alternandosi
in questa danza di morte.
Il tempo non esiste,
raccontavi,
ma ho costruito il campanile
troppo in alto.
Ciò che vorrei ora
è solo un piano terra.



Non avrei mai pensato
di trovare così tante cose
in fondo alla mia vagina
come nel cassetto una lettera scritta
o non scritta.
Ci sono peli
c'è un capello aggrovigliato
e poi polvere
e il tuo sudore nei miei occhi
oppure nei tuoi occhi fissi
la mia follia.
Ma soprattutto 
il mio cuore che urla.




DICHIARAZIONE DI POETICA DELL'AUTRICE

Non ho in realtà ben chiaro il concetto di poesia. Non ho un background poetico così ampio da potermi definire poetessa, semplicemente metto su carta le mie lacrime, il mio dolore, la mia disperazione, il mio sangue anche, perché no, per far sì che chi, come me, prova le stesse emozioni, si senta a casa. Credo infatti che scrivere voglia dire “costruire” un luogo, cioè sistemare con cura un mattone, girarlo e rigirarlo tra calce e cemento fino a trovargli la giusta posizione. Questo mattone poi, insieme ad altri, costituiscono, dopo tempo, una casa, e in questo luogo il lettore può sentirsi a proprio agio, avvolto dalle parole di qualcun altro che ha vissuto precedentemente, le stesse sue emozioni. Scrivere, per me, è (metaforicamente parlando) accendere un caminetto che possa scaldare nel freddo dell’inverno, è accendere una luce in una stanza buia, o annaffiare un vaso colmo di fiori sul tavolo. È aprire le finestre per dar luce e far entrare il sole più caldo, è rendere partecipi delle proprie emozioni chi viene ospitato in quel momento. Non è facile tutto questo, perché un libro può piacere e non, ma per ogni lettore che si alzerà ed uscirà dalla porta, ci sarà sempre un altro lettore che verrà a sedersi al mio fianco a scaldarsi sotto la mia coperta, di fronte al mio camino acceso. Una poesia è un mattone. Un libro, è una casa, nella quale trovare conforto.



MARY SIMONETTI è nata nel '76 a Massafra (Ta), dove vive attualmente. Si è laureata in igiene Dentale.
Le cose che cadono è la sua opera prima.
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