"mi do alla poesia perché al momento non vi è nulla di più rivoluzionario" (mio pensiero mattutino)
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["Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe"] 

 


 

 Il mio primo libro di poesie:

DUE GRANELLI NELLA CLESSIDRA

 Ed. LietoColle

More about Due granelli nella clessidra

... due argomenti universali si trovano qui declinati con estrema precisione e determinatezza: lo spazio e il tempo. Così come il tema del tempo balza agli occhi con icastica urgenza nel titolo della silloge, in quella clessidra semivuota che è poi non a caso anche l'incipit di una poesia, parallelamente le due sezioni in cui si articola la raccolta, "Paesaggi possibili" e "L'altrove", evocano immediatamente una spazia­lità che si gioca tra la concretezza e la potenzialità.  

E, come si è detto, questa geografia dell'anima che percorre i testi è ali­mentata da riferimenti precisi e determinati, fra cui senza dubbio emer­ge inconfondibile il profilo di Torino, la città dell'autore. Una Torino in­dividuata con un'esattezza toponomastica e descrittiva che stempera il coinvolgimento emotivo dell'autore verso i paesaggi e i personaggi che animano le scene di vita urbana quotidiana.  

[...] Il tempo esatto del passaggio degli autobus che si contrappone e completa un altro tempo, un tempo che sfugge e che spesso non si riesce a definire [...]Le ore, gli attimi che sfuggono ritornano con una ricorsività che si fa qua­si angoscia  

[...] (e) una figura di donna ad apparire al termine della raccolta, una "sconosciuta" che piace pensare sia figura della poesia stessa

  (dalla prefazione di Serena Focaccia)

 

  


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arte
Triangolo di sole (poesia dialettale di Natalia Castaldi)
25 ottobre 2010

‘nta st’isola di genti
i tutti i culuri
aunni si ssicca l’acqua
intr’u sali sutt’a terra
nun eppimu mai che patruni
terra i travagghiari,
reti e ventu pi cògghiri
miseria
cuniscimu beni l’Africa
intr’i veni
e a barunìa arroganti
da Castiglia feudali.
‘nta ’stu fazzuletto
i terra a tri punti
sangu bastardu a mòrir’ i fami
ni schiaccia nu pedi fitenti
che d’unùri nun sapi chiù nenti:
ménti e ni teni intra a nu palmu
giocannuci a dadi
u travagghiu prumittito e ripulitu
Mafia, ma fìa, …
nun c’è unuri ssittatu ‘nta sti pultruni
Arrivanu i luntanu barchi chini i clandestini
omini niri e lordi com’ i nostri pàtri
ni strincemu supra a ‘na banchina
n’mezz’ u fetu i pisciu
e duluri:
C’a nun è nu giardinu
’stu triangulu di suli!


***


In quest'isola di gente di tutti i colori
dove l'acqua si secca nel sale sotto terra
non abbiamo avuto che padroni e terra da lavorare
reti e vento per raccogliere miseria
conosciamo bene l'Africa
nelle vene
e la baronia arrogante
della Castiglia feudale
In questo fazzoletto di terra a tre punte
sangue bastardo a morire di fame.
Ci schiaccia un piede fetente
che d'onore non sa più niente
mente, e ci chiude nel suo pugno
giocando a dadi il lavoro promesso e ripulito

Mafia, “ma fìa” …
ché non c’è onore su queste poltrone!

Arrivano da lontano
barche piene di clandestini
uomini neri e sporchi come i nostri padri
Ci stringiamo su questa banchina
nel puzzo di piscio e dolore:

Non è un giardino questo triangolo di sole!


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permalink | inviato da Salvatore Sblando il 25/10/2010 alle 19:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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