"mi do alla poesia perché al momento non vi è nulla di più rivoluzionario" (mio pensiero mattutino)
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["Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe"] 

 


 

 Il mio primo libro di poesie:

DUE GRANELLI NELLA CLESSIDRA

 Ed. LietoColle

More about Due granelli nella clessidra

... due argomenti universali si trovano qui declinati con estrema precisione e determinatezza: lo spazio e il tempo. Così come il tema del tempo balza agli occhi con icastica urgenza nel titolo della silloge, in quella clessidra semivuota che è poi non a caso anche l'incipit di una poesia, parallelamente le due sezioni in cui si articola la raccolta, "Paesaggi possibili" e "L'altrove", evocano immediatamente una spazia­lità che si gioca tra la concretezza e la potenzialità.  

E, come si è detto, questa geografia dell'anima che percorre i testi è ali­mentata da riferimenti precisi e determinati, fra cui senza dubbio emer­ge inconfondibile il profilo di Torino, la città dell'autore. Una Torino in­dividuata con un'esattezza toponomastica e descrittiva che stempera il coinvolgimento emotivo dell'autore verso i paesaggi e i personaggi che animano le scene di vita urbana quotidiana.  

[...] Il tempo esatto del passaggio degli autobus che si contrappone e completa un altro tempo, un tempo che sfugge e che spesso non si riesce a definire [...]Le ore, gli attimi che sfuggono ritornano con una ricorsività che si fa qua­si angoscia  

[...] (e) una figura di donna ad apparire al termine della raccolta, una "sconosciuta" che piace pensare sia figura della poesia stessa

  (dalla prefazione di Serena Focaccia)

 

  


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arte
Silvia Rosa su Larosainpiu
1 novembre 2010
Potrebbe apparire più semplice parlare di un'autrice quando se ne conosce parte del percorso poetico e quando con essa in questi mesi si è condivisa una comune strada che ha portato a sapere di entrambi il proprio sentire letterario.
In realtà non è così, capita infatti che leggendo Silvia il rischio di immergersi in un mare di poesia dalle mille turbolenze, può risultare elevato.
Un mare turbolento ed allo stesso tempo calmo, che sa navigare tra diverse correnti, siano esse calde o fredde, mitigate dall'uso sapiente delle parentesi, dell'uso mai univoco della parola e del senso.
Perché i versi raccolti come un'impronta di sé nell'opera prima "Di sole voci", Ed. LietoColle, raggiungono tutti i sensi del lettore, compreso quello tattile.
E' possibile infatti immaginare la tridimensionalità dei versi come in "una bellezza tutta da soffrire" (Un fiore) oppure quando "in un residuo di Cielo/ incido per gioco il mio nome" (Sbavatura).
Silvia è poetessa capace di mettersi in gioco pur nella sua sicurezza; recente è anche il voler ridiscutere l'uso delle maiuscole e del corsivo che ne hanno caratterizzato la recente produzione poetica.
Sono state però l'utilizzo saggio di maiuscole, corsivi e parentesi a portare fin qui il lettore in un'immaginaria sola voce figlia di tante voci perché "...credevo che l'Amore/ fosse un (non) luogo -sacro-/ un Altrove a cui dovunque/ non si può (s)fuggire" (Sì, certo, è colpa mia).

In "Di sole voci"  il linguaggio del corpo è prestato in maniera sublime alla voce dei sensi colti dall'autrice e solo successivamente abbandonati ad un lento andare, per seguirne la traccia da un punto lontano, perché "Non ho più niente/ nel cimitero di mani/ che premono contro la carne/ non ho che questo incavo teso di mente".

Vi lascio alla lettura di tre poesie scelte direttamente da Silvia e tratte dalla sua raccolta "Di sole voci", Ed. LietoColle; di seguito la traduzione in versi del suo modo d'intendere poesia.
Tutto a dimostrare, se ce ne fosse mai bisogno ( "ce n'è sempre bisogno" risponderebbe Silvia), la grande maturità poetica di quest'autrice.





SI’, CERTO, E’ COLPA MIA

Sì, certo, è colpa mia
dovevo andarmene
quella prima volta, via.
E' che credevo che l'Amore
fosse un (non) luogo -sacro-
un Altrove a cui dovunque
non si può (s)fuggire

-d'accordo, la verità è che
non sapevo (dove) andare lontano
dal tuo gomito, che mi ricordo un tempo
mi fendeva dolce per ricompormi
nell'angolo smussato di un abbraccio-.

Mi sono messa a recitare questo noi
come un rosario, e mi è spuntata in grembo
l'architettura metafisica imponente
di una cattedrale come un nervo
infiammato fino al Cielo

su quante guglie mi sono arrampicata
per scorgere una scorza di sereno
domani cambierà, sarà diverso
quante schegge di preghiere sottopelle
amami, ti prego, amami.

Ho cucito l'iride slabbrata di illusioni
per non vedere, non vedermi
nell'orlo chiaroscuro dello specchio
un'altra faccia, per certi versi più infantile
come screziata di polvere
di scorribande e cioccolata
-il segno calcato del tuo desiderarmi
in nero-

(e pensare che sono stata bella,
ma non saprei più dire quando).

Sì, certo, è colpa mia
che ti perdono sempre
come si perdona a un figlio
questo razziarmi l'allegria e la giovinezza

io, il carnefice innocente -perverso-
che ti sacrifico me stessa,
e spero fino all'ultimo che ti fermi,
che non mi affondi nella carne a tradimento
il colpo gelido mortale dell'ingiuria
e della tua indifferenza.




                       
VOGLIO SOLO ME STESSA

                                              ( a Nelson P.)


Stanotte ti ho sognato
fra le altre cose ti abbracciavo, dopo aver litigato
e avevi anche un odore -credo mi piacesse tanto-
mi hai chiesto “fin dove vuoi arrivare?”
”sono già arrivata dove volevo, ora mi fermo”
testuali parole
poi pensavo-dormendo- che mi sarebbe piaciuto averti come fratello
una parte di te in me e viceversa
-come dire che ti desideravo nella carne, dentro-

ma forse in un'altra vita ero io tuo fratello
e sul ciglio del burrone
che ci sei rimasto appeso da bambino
non c'era nessun cane ad abbaiare
ma c'ero io, che ti salvavo, che non ti lasciavo andare
credo che ci assomigliavamo
i nostri corpi erano uguali
come quando si fa l'amore e si diventa d'argilla
e ci si modella -simili- fin nel cuore

ma no, no che non ti voglio
voglio solo me stessa
e mi sfuggo e mi riprendo dalle mani di un Altro
-restituita- trasformata in un'offerta
che finalmente mi accolgo.

(Avevi uno spazio tra le mie braccia
ma era in sogno).





MADONNA DOMESTICA

Rinasco
in un vo(l)to di silenzio
all'alba
-mi si appannano i sensi-
Madonna domestica
(mi) prego me stessa
allo specchio

la mia Chiesa affollata di luce
è una finestra nel vuoto
chiusa
sul riflesso di me
che non sono.





DICHIARAZIONE DI POETICA DELL'AUTRICE


Un'eccezione

Regola numero uno:
mai scrivere poesie quando
non si sa bene cosa si vuol scrivere
e due: mai scrivere poesie mentre
si sta soffrendo o si gioisce intensamente,
aspettare qualche giorno o un mese
meglio e poi, col distacco necessario,
sublimare quanto più possibile
e tre: mai scrivere poesie
(questo l'ho appena scoperto) che parlino
di sé troppo -del proprio minuscolo ombelico-
infatti si consiglia a tal proposito di recarsi
in analisi per liberarsi di ogni residuo di intimo
dolore, e perché no, già che ci si trova,
anche di un po' d'egocentrismo
(attenzione: al bando il particolarismo
ed ogni -ismo vario ed eventuale).

Pertanto, giacché così è stato decretato,
invece di scrivere l'ennesima poesia
sul vuoto l'abbandono l'infinito eccetera
eccetera, sotto-scrivo con slancio vivace
la tavola delle leggi -altrui-
e mi astengo dall'imbrattare con i miei
(presunti) versi il bianco candido
e ovattato di ciò che si dà il caso
possa (non) dirsi l'unica Poesia,
che (non) sta autentica (se non)
altrove inaccesibile per me e
inesistente per sua natura

un'eccezione.

    (foto di Giusy Calia)


SILVIA ROSA (il cui nome completo è Silvia Giovanna Rosa, ma si dimentica sempre di scriverlo per intero) nasce nel 1976 a Torino. Vive appena fuori città, in un piccolo Comune adagiato lungo il Po, ai piedi della verde collina torinese.
Laureata in Scienze dell'Educazione, scrive poesie e racconti, che ha pubblicato qua e là su riviste e blog e che compaiono anche su alcune antologie collettive di Concorsi Letterari a cui ha preso parte, risultando, ogni tanto, tra i vincitori.
"Di sole voci" è la sua opera prima, quel che ama definire il suo battesimo di carta.


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permalink | inviato da Salvatore Sblando il 1/11/2010 alle 16:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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