"mi do alla poesia perché al momento non vi è nulla di più rivoluzionario" (mio pensiero mattutino)
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["Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe"] 

 


 

 Il mio primo libro di poesie:

DUE GRANELLI NELLA CLESSIDRA

 Ed. LietoColle

More about Due granelli nella clessidra

... due argomenti universali si trovano qui declinati con estrema precisione e determinatezza: lo spazio e il tempo. Così come il tema del tempo balza agli occhi con icastica urgenza nel titolo della silloge, in quella clessidra semivuota che è poi non a caso anche l'incipit di una poesia, parallelamente le due sezioni in cui si articola la raccolta, "Paesaggi possibili" e "L'altrove", evocano immediatamente una spazia­lità che si gioca tra la concretezza e la potenzialità.  

E, come si è detto, questa geografia dell'anima che percorre i testi è ali­mentata da riferimenti precisi e determinati, fra cui senza dubbio emer­ge inconfondibile il profilo di Torino, la città dell'autore. Una Torino in­dividuata con un'esattezza toponomastica e descrittiva che stempera il coinvolgimento emotivo dell'autore verso i paesaggi e i personaggi che animano le scene di vita urbana quotidiana.  

[...] Il tempo esatto del passaggio degli autobus che si contrappone e completa un altro tempo, un tempo che sfugge e che spesso non si riesce a definire [...]Le ore, gli attimi che sfuggono ritornano con una ricorsività che si fa qua­si angoscia  

[...] (e) una figura di donna ad apparire al termine della raccolta, una "sconosciuta" che piace pensare sia figura della poesia stessa

  (dalla prefazione di Serena Focaccia)

 

  


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arte
Valentina De Lisi su Larosainpiu
6 novembre 2010
Sono fra quelle persone che credono fermamente al paradosso delle casualità, ché mai alcuna coincidenza giunge per caso.
Ho così incontrato Valentina De Lisi poetessa, di Palermo (prima coincidenza con le mie stra-note origini sicule),  capelli castani ed occhi chiari (ramo siculo-normanno, come il mio), abitante a Torino (ulteriore coincidere con la mia residenza cittadina).
Ama definirsi esordiente, e come contraddirla vista la giovine età. Valentina infatti è nata nel 1983; l'anno prima, l'Italia di Bearzot e Paolo Rossi vinceva i campionati mondiali di calcio ed io dodicenne, correvo a festeggiare per le vie del mio quartiere.
Le poche digressioni enfatiche, l'uso affatto convenzionale delle maiuscole, il ritmo che come salmo devozionale entra di peso nella liturgia poetica, le lineette telegrafiche, sono alcuni dei marchi di fabbrica di questa autrice.

Poche parole voglio spendere per Valentina (e post-pongo il verbo con orgoglioso piglio siculo!); lascio che siano i versi e la determinata dichiarazione di poetica a parlare per "sua Esordienza" De Lisi.



Dentro i miei ingranaggi
Soffia un vento
Denso, che solletica le ovaie
Fa fischiare il mio utero di gomma
Come un’isteroscopia
Si concentra dentro i fianchi
A spilli
Come una corrente

Se premo le dita sulla pelle
Rabbrividisco
Forte, a percepire cose tonde

Sono spifferi, le cose
Di te
Non partorite.



Dopo la seconda sigaretta
Non c’è nulla
Quindi la terza, e la quarta
E la spola tra il blog
E la televendita.
Nulla-risucchio
Nulla-accendo/spengo
Nulla-luci di Natale sull’albero
Dopo la quarta sigaretta
Entro in bagno
Nulla-specchio, nulla-volto
Nulla-rubinetto
E faccio la conta tra l’armadietto e lo scarico
Mi siedo sul bordo della vasca
Poi nevico
I pezzi che cullo da mezz’ora
E mi concedo al nulla
Dello stomaco.



il mio polmone
è l’inguine trafitto
il mio polmone rotto
è l’inguine trafitto
dal tuo mare, sotto

con i colpi del fumo e dell’aria
i battimenti delle sigarette,
le fusa dei singhiozzi
il mio polmone è ridotto
a inguine segnato
scorticato in base e apice

elevato a altare in
cui il marmo
ha un filo-spasmo di rottura

il mio polmone me lo lecco
a sguardo interno
rivoltandomi nel corpo
di un mollusco
ispezionandomi
come un guanto
all’interno del guanto
contando le budella
dipingendo il cancro
come un’ondata porosa
succhiando il siero,
il nero, la griglia
le sue scosse in frantumi
soffiando nel suo mantice meccanico
a occhi chiusi, piano,
dentro le molle rotte.




DICHIARAZIONE DI POETICA DELL'AUTRICE

Scrivo versi come se componessi musica. Mi gira in testa una frase, o un’immagine, la cullo per qualche giorno, poi la metto su carta e inizio a utilizzarla come il tema di uno standard jazz, sviluppandola, facendola germogliare. Mi prendo molta cura dell’aspetto sonoro delle frasi e dedico tempo a scegliere se utilizzare la maiuscola o la minuscola a inizio verso, perché credo che - come in chimica - smuovendo un piccolissimo elemento, all’interno del microcosmo poetico cambi tutto. Ogni immagine ha un linguaggio specifico, che provo a ricostruire attraverso gli accenti e le pause, riflettendo sulla gradazione delle parole e sulla verticalità delle loro suggestioni. Amo saccheggiare i vocabolari tecnici: il lessico musicale e quello medico sono i miei preferiti. 
Per tutto il resto – immaginario, produzione di senso - c’è la vita che fornisce materiale a oltranza, e una totale assenza di pudore. 



Valentina De Lisi è nata a Palermo nel 1983 e vive a Torino. Pianista, ha svolto attività concertistica in Italia e negli Stati Uniti. Suoi testi sono apparsi su Specchio La Stampa, GQ Magazine, Absoluteville e Nazione Indiana.






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permalink | inviato da Salvatore Sblando il 6/11/2010 alle 15:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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