"mi do alla poesia perché al momento non vi è nulla di più rivoluzionario" (mio pensiero mattutino)
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 Il mio primo libro di poesie:

DUE GRANELLI NELLA CLESSIDRA

 Ed. LietoColle

More about Due granelli nella clessidra

... due argomenti universali si trovano qui declinati con estrema precisione e determinatezza: lo spazio e il tempo. Così come il tema del tempo balza agli occhi con icastica urgenza nel titolo della silloge, in quella clessidra semivuota che è poi non a caso anche l'incipit di una poesia, parallelamente le due sezioni in cui si articola la raccolta, "Paesaggi possibili" e "L'altrove", evocano immediatamente una spazia­lità che si gioca tra la concretezza e la potenzialità.  

E, come si è detto, questa geografia dell'anima che percorre i testi è ali­mentata da riferimenti precisi e determinati, fra cui senza dubbio emer­ge inconfondibile il profilo di Torino, la città dell'autore. Una Torino in­dividuata con un'esattezza toponomastica e descrittiva che stempera il coinvolgimento emotivo dell'autore verso i paesaggi e i personaggi che animano le scene di vita urbana quotidiana.  

[...] Il tempo esatto del passaggio degli autobus che si contrappone e completa un altro tempo, un tempo che sfugge e che spesso non si riesce a definire [...]Le ore, gli attimi che sfuggono ritornano con una ricorsività che si fa qua­si angoscia  

[...] (e) una figura di donna ad apparire al termine della raccolta, una "sconosciuta" che piace pensare sia figura della poesia stessa

  (dalla prefazione di Serena Focaccia)

 

  


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arte
Angelica Cante su Larosainpiu
29 dicembre 2010
Angelica nasce a Giugliano, terra di amici e bravi poeti. Nelle sue liriche vi è l'impronta immediata e percettibile dell'autenticità e della sofferenza dei sentimenti calati da quei luoghi fino al fondo del cuore.
Difatti nella raccolta "Spalle al lupo" Ed. Kimerik, già dal titolo vi è quasi un avvertimento al lettore, un'avvisaglia di quel che capiterà a chi addentrandosi nella lettura, percepirà lo stato di coraggiosa rassegnazione dell'autrice che di fronte alla selva del mondo, di fronte a ciò che può colpire, offre audacemente le spalle.
Uso appositamente l'avverbio "audacemente", perché nella poetica di Angelica ed in questo libro, non è difficile trovarsi a tu per tu con la sua sensualità ed in particolare "(...) mi inchinavo all'utopia/ di andarti oltre l'occhio,/ su per la pupilla orba/ al mio seno aperto/ di naso e labbra al dentro/ che ti avrei svuotato." (Di aghi vergini e spazi tra i canini).
Anche questa audacia offre le spalle al lupo della vita ed infatti "ma una cosa è troppo sesso/ altra è comunione/ e gli amici che si aspettano sul vetro sembrano pinocchi" (Di aghi vergini e spazi tra i canini).

Nelle poesie di Angelica Cante ciò che balza immediatamente all'occhio è l'uso totale della minuscola, in una sorta di sottotono poetico che in questi anni ho imparato ad amare particolarmente, fin quasi a farlo mio.
Non vi si trovano urla a voler delimitare un territorio letterario quanto lievi accenni e riferimenti; vi ho trovato infatti richiami a Mario Luzi come nella poesia "Che mi indicasse il nord" dove l'eco di "Si piacciono? sì, almeno un poco" del poeta fiorentino, dipana in maniera naturale.

Il ritmo in questo libro è dettato oltre dal succitato sottotono anche dal sapiente uso delle figure retoriche quali l'anafora e la sinestesia.
Angelica incrocia spesso come in una sorta di soave impasto, la pelle, il corpo ed il sentimento della poesia. 
E così avviene nella lirica "Storia d'amore coi crampi"; difatti dopo l'incipit pasoliniano vi è un continuo mescolamento di unghie, pelle e mani, amore e labbra, cicatrice e mento, polpastrelli e capelli, fino "al niente che oltrepassi, voce dopo voce/ la tua voce".

Per concludere, in Angelica 

Vola alta, parola, cresci in profondità,
tocca nadir e zenith della tua significazione,
giacchè talvolta lo puoi - sogno che la cosa esclami
nel buio della mente -
però non separarti
da me, non arrivare,
ti prego, a quel celestiale appuntamento
da sola, senza il caldo di me
o almeno il mio ricordo, sii
luce, non disabitata trasparenza...
La cosa e la sua anima? O la mia e la sua sofferenza?


(Vola alta parola, Mario Luzi)


Di seguito tre testi tratti dalla raccolta di Angelica Cante "Spalle al lupo", Ed. Kimerik.






ELLEBORO

la fine, secca, tosta, immanente
..."fammi beata"...
zampilla a fiotti a fiotti e non a goccia,
memoria dei morti inconcilianti.

noiosa vita, che poggia sul riconosciuto
-amore che a nulla amato amar perdona-
tra muri colmi d'ombre
e il pianto del biancospino.

così, se non fosse d'obbligo il dolore,
poco c'importerebbe dell'inverno,
e nel suo andare, rimango ferma anch'io,
anch'io seduta,

e aspetto arrivi un'altra penitenza,
ché le stagioni sono sotterfugi
d'altrui intolleranza, di chi appunto
senza anima cammina

plaudendo la ricerca or mai intrapresa.



PERIFERIE

non mi trattieni adesso?
di quando l'alba s'appiglia
                          immobile
/dis-piaciuto sogno che ingannai ingannando/
così, a seconda delle mani,
annego l'aria e non ho fiato
per addormentare la rassegnazione,
sulla tua bocca sbadigliata al mattino.
di dis-senso scrollo
gli occhi chiusi.
"lo sai che questa notte devo lavorare".



DI AGHI VERGINI E SPAZI TRA I CANINI

di aghi vergini e spazio tra canini
fingo di non esserti mai entrata

così per giorni muti nell'orecchio
che non ti chiamavo
secondo voglie numerate alla metamorfosi
ma mi inchinavo all'utopia
di andarti oltre l'occhio,
su per la pupilla orba
al mio seno aperto
di naso e labbra al dentro
che ti avrei svuotato.

ma una cosa è troppo sesso
altro è comunione
e gli amici che si aspettano sul vetro sembrano pinocchi

così mi avanza il tuo nome nella corda
a mai più dirti
i segni sulla gola.




DICHIARAZIONE DI POETICA DELL'AUTRICE


devi stare in equilibrio
su qualcosa,
la punta delle scarpe
o il tacco più alto
come fosse un trampolino

come quei giochi nei cortili assolati,
un sasso lanciato sul reticolo di gesso
e più muovevi il busto più vacillavi

ora oscilli sui due piedi
fino a dondolare e gli occhi bassi
inciampano sulle scapole di chi temi

e il tuo silenzio è il loro

la poesia non esiste,
siatene certi.
non prestate orecchio al poeta

[il che è uno spreco di diottrie




Angelica Cante è nata trentotto anni fa a Giugliano, in provincia di Napoli. Nel 2007 ha partecipato al IV concorso internazionale di poesia “Giuseppe Longhi” di Romano di Lombardia; altre sue opere sono presenti in alcuni siti del settore.
Ha una figlia di tre anni, Emma.





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permalink | inviato da Salvatore Sblando il 29/12/2010 alle 15:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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