"mi do alla poesia perché al momento non vi è nulla di più rivoluzionario" (mio pensiero mattutino)
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["Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe"] 

 


 

 Il mio primo libro di poesie:

DUE GRANELLI NELLA CLESSIDRA

 Ed. LietoColle

More about Due granelli nella clessidra

... due argomenti universali si trovano qui declinati con estrema precisione e determinatezza: lo spazio e il tempo. Così come il tema del tempo balza agli occhi con icastica urgenza nel titolo della silloge, in quella clessidra semivuota che è poi non a caso anche l'incipit di una poesia, parallelamente le due sezioni in cui si articola la raccolta, "Paesaggi possibili" e "L'altrove", evocano immediatamente una spazia­lità che si gioca tra la concretezza e la potenzialità.  

E, come si è detto, questa geografia dell'anima che percorre i testi è ali­mentata da riferimenti precisi e determinati, fra cui senza dubbio emer­ge inconfondibile il profilo di Torino, la città dell'autore. Una Torino in­dividuata con un'esattezza toponomastica e descrittiva che stempera il coinvolgimento emotivo dell'autore verso i paesaggi e i personaggi che animano le scene di vita urbana quotidiana.  

[...] Il tempo esatto del passaggio degli autobus che si contrappone e completa un altro tempo, un tempo che sfugge e che spesso non si riesce a definire [...]Le ore, gli attimi che sfuggono ritornano con una ricorsività che si fa qua­si angoscia  

[...] (e) una figura di donna ad apparire al termine della raccolta, una "sconosciuta" che piace pensare sia figura della poesia stessa

  (dalla prefazione di Serena Focaccia)

 

  


 Salvatore Sblando
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arte
Silvia Rosa - inedito
25 maggio 2011
(foto di Giusy Calia, www.giusycalia.net)



PER LA BAMBINA COL VOLTO UGUALE DELLA NOTTE

I padri sono morti tutti, i maestri sono muti,
gli amanti sono briciole minuscole sul cammino
che porta al fosso ricamato di ortiche, spine
di rovi, sassi appuntiti acuti come un grido.
Il ventre si ricopre di lavanda, lento adagio,
e cresce madre di se stesso e mette gemme viola
per la bambina col volto uguale della notte
per il suo pianto asciutto inconsolabile.
La mano non cerca più carezze, ma scrive
scrive solo, scrive dei padri e dell’abbandono,
dei maestri con labbra d’oro che tradiscono
lezioni, strappando la radice di ogni gesto
piegando il vero al dolo d’illusioni, scrive degli amanti
che non sanno amare, nella lontananza issata
come una bandiera per dirsi liberi di andare
e tornare - col vento nuovo di ogni nuova assenza - ,
scrive del battito del cuore nascosto in una bara,
a decantare sangue e vita, sotto terra, e l’attesa
tenera di un’altra fioritura, nei seni infantili
all’improvviso la forma sicura di una donna.

(I padri sono tutti morti, le figlie camminano
senza talloni vanno avanti, vanno incontro
alla stagione dei ricordi, di quando erano piccole
così come piccoli aquiloni, le spalle dritte
- soldatini - ora che salvano gli sguardi candidi
da ogni delusione, ora che smettono di vegliare tombe
e corrono, corrono lievi, con il solo nome
nelle tasche vuote).



(Testo poetico di Silvia Rosa)



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