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 Il mio primo libro di poesie:

DUE GRANELLI NELLA CLESSIDRA

 Ed. LietoColle

More about Due granelli nella clessidra

... due argomenti universali si trovano qui declinati con estrema precisione e determinatezza: lo spazio e il tempo. Così come il tema del tempo balza agli occhi con icastica urgenza nel titolo della silloge, in quella clessidra semivuota che è poi non a caso anche l'incipit di una poesia, parallelamente le due sezioni in cui si articola la raccolta, "Paesaggi possibili" e "L'altrove", evocano immediatamente una spazia­lità che si gioca tra la concretezza e la potenzialità.  

E, come si è detto, questa geografia dell'anima che percorre i testi è ali­mentata da riferimenti precisi e determinati, fra cui senza dubbio emer­ge inconfondibile il profilo di Torino, la città dell'autore. Una Torino in­dividuata con un'esattezza toponomastica e descrittiva che stempera il coinvolgimento emotivo dell'autore verso i paesaggi e i personaggi che animano le scene di vita urbana quotidiana.  

[...] Il tempo esatto del passaggio degli autobus che si contrappone e completa un altro tempo, un tempo che sfugge e che spesso non si riesce a definire [...]Le ore, gli attimi che sfuggono ritornano con una ricorsività che si fa qua­si angoscia  

[...] (e) una figura di donna ad apparire al termine della raccolta, una "sconosciuta" che piace pensare sia figura della poesia stessa

  (dalla prefazione di Serena Focaccia)

 

  


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letteratura
Elisabeth Tra realtà e letteratura, l'esordio di Paolo Sortino
4 luglio 2011



su:

http://www.shenoir.com/elisabeth_sn_423.html


Elisabeth, il primo romanzo di Paolo Sortino, s’ispira a un fatto di cronaca.

Elisabeth Fritzl è stata tenuta rinchiusa per 24 anni in un bunker antiatomico costruito dal padre Josef nelle fondamenta della propria casa, ad Amstetten, Austria. Da questo incesto sono nati sette bambini, tre dei quali allevati da Josef e la moglie, tre nel bunker, e uno morto dopo la nascita.

Si percepisce da parte  dell’autore la volontà di voler comprendere fino in fondo il significato di un atto unico. Tuttavia ci si potrebbe domandare se, in letteratura, si sente il bisogno di spingere verso una vera e propria discesa negli inferi. Forse, oggi, in alcune forme di romanzo, si avverte più che mai una nuova pretesa, sono nuovi i modelli di riflessione sulla realtà. E in fondo alcuni fatti di cronaca appaiono come ricezioni televisive su uno schermo separato da quello che è la vita stessa.

Elisabeth, di Paolo Sortino, è sorprendente: la segregazione nel bunker, i sette figli avuti da Josef, l'insopportabile violenza subita, la negazione alla storia dell'umanità e quella specie di paradossale tepore che si innova man mano all’interno del bunker. Una storia che si colloca in uno spazio intermedio tra la realtà e il delirio. Realtà o immaginazione dolorosa, perversa l’una e l’altra.

Il bunker altro non era che un “abisso privato”, quello che Elisabeth, forse, aveva intravisto pensando fosse l’ultima e inesplorata stanza di un’umida cantina. Un forte senso di oppressione e una sorta di presentimento le opprimeva il petto mentre lei stessa aiutava il suo carnefice prima di sprofondare all’interno di quel limbo. Un puro e semplice trattato sul dolore fisico e morale.

Si riesce ad afferrare il calore forte del neon, gli arti indolenziti di Elsabeth, la debolezza per la fame e la confusione di tutto quello che con impetuosa velocità stava accadendo. Un peso difficile da sostenere e un dolore corporeo da caricarsi, ma la necessità di afferrare alcuni moti dell’animo umano rende il testo ipnotico.

Affiorano frammenti e dettagli da un profondo indistinto ce ci collocano all’interno del romanzo in maniera totale, con visioni che si presentano come proiezioni cinematografiche. Si scorge un tipo di precisione nel senso di un disegno dell’opera già ben definito e calcolato, con immagini visive, nitide e incisive.  Il linguaggio, inoltre, è il più concreto possibile e genere molte sfumature di pensiero e di immaginazione.

Bisognerebbe ammettere l’esistenza dell’anima, come realtà all’interno del corpo, ma forse l’anima altro non è che l’effetto di un assoggettamento profondo. L’anima si avvale del corpo per indagare, e per fare questo si serve degli organi sensoriali. Ma fare ricerca per mezzo del proprio corpo significa far ricerca per mezzo dei sensi, e l’anima  è portata  dal corpo verso le cose che non permangono mai identiche. L’anima barcolla come ubriaca: “quando anima e corpo sono uniti insieme, la natura impone al corpo di servire e di lasciarsi governare, all’anima, invece, di dominare e di governare” (Platone, Fedone).

Gli  oggetti che Elisabeth possiede, quelli che Josef, giorno dopo giorno, porta all’interno del bunker, le appartengono come estensione di un corpo, e nuovi rapporti e nuovi equilibri vengono, di volta in volta, imposti  tra gli organi sensoriali e le sue estensioni. Si avverte perciò in ogni cambiamento, all’interno del bunker, una specie di mediazione tra l’organismo e l’ambiente, permettendo al lettore di percepire tutte le incrinature della soggettività, di Elisabeth e di Josef.

Per Elisabeth, il bunker, quel mondo, era diventato assoluto e solo alcuni eventi percettibili ai suoi sensi erano reali:“di ogni ombra proiettata contro il giardino avvertiva lo spessore….Affilò alla perfezione i suoi sensi. Pareva avere più qualità di quelle concesse all’essere umano. Come avesse un numero di animali  che in lei si erano fatti la tana”. Ma questo è un aspetto insidioso e più di ogni altra cosa, forse, sono crescenti le alterazioni delle capacità di Elisabeth.

Ma la sopportazione del dolore e la sorprendente capacità umana di scavarsi una nicchia, di sprigionare un guscio e di sollevarsi anche in circostanze disperate è innegabile.

Alcune  circostanze rovesciano  la linearità di quel mondo. E il tentativo del padre Josef di cancellare sensazioni e ricordi appartenente al mondo esterno si era rivelato inconsistente. Elisabeth “invece aveva menzionato l’ospedale come non fosse mai stata mai rinchiusa”. Ecco appunto la volontà di dominio, di addestramento e assoggettamento dell’animo che ci fa ricordare Foucault: “il castigo, se così posso dire, colpisca l’anima, non il corpo”.

Come il cristallo e la  sua miriade di sfaccettature: "da un lato al cristallo (immagine d’invarianza e di regolarità di strutture specifiche), dall’altra la fiamma (immagine di costanza d’una forma globale esteriore, malgrado l’incessante agitazione interna)", Italo Calvino.

 

Sortino, Paolo, Elisabeth, Einaudi, pp. 350, euro 19,50

Caterina Arcangelo




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permalink | inviato da caterina arcangelo il 4/7/2011 alle 15:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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