"mi do alla poesia perché al momento non vi è nulla di più rivoluzionario" (mio pensiero mattutino)
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["Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe"] 

 


 

 Il mio primo libro di poesie:

DUE GRANELLI NELLA CLESSIDRA

 Ed. LietoColle

More about Due granelli nella clessidra

... due argomenti universali si trovano qui declinati con estrema precisione e determinatezza: lo spazio e il tempo. Così come il tema del tempo balza agli occhi con icastica urgenza nel titolo della silloge, in quella clessidra semivuota che è poi non a caso anche l'incipit di una poesia, parallelamente le due sezioni in cui si articola la raccolta, "Paesaggi possibili" e "L'altrove", evocano immediatamente una spazia­lità che si gioca tra la concretezza e la potenzialità.  

E, come si è detto, questa geografia dell'anima che percorre i testi è ali­mentata da riferimenti precisi e determinati, fra cui senza dubbio emer­ge inconfondibile il profilo di Torino, la città dell'autore. Una Torino in­dividuata con un'esattezza toponomastica e descrittiva che stempera il coinvolgimento emotivo dell'autore verso i paesaggi e i personaggi che animano le scene di vita urbana quotidiana.  

[...] Il tempo esatto del passaggio degli autobus che si contrappone e completa un altro tempo, un tempo che sfugge e che spesso non si riesce a definire [...]Le ore, gli attimi che sfuggono ritornano con una ricorsività che si fa qua­si angoscia  

[...] (e) una figura di donna ad apparire al termine della raccolta, una "sconosciuta" che piace pensare sia figura della poesia stessa

  (dalla prefazione di Serena Focaccia)

 

  


 Salvatore Sblando
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CULTURA
A®T:TRAZIONE
1 settembre 2011
COMUNICATO STAMPA

La rassegna: A®T:TRAZIONE

Progetto: Teo DE PALMA

Ente Promotore: Amministrazione Comunale di San Severo (Fg)

Coordinamento per la Poesia: Enrico FRACCRETA

Coordinamento tecnico: Imagecom, San Severo

Interventi recitati: Francesco GRAVINO

Interventi musicali: Edgardo CAPUTO

Periodo: 6,7,8 settembre 2011

Location: Chiostro del Palazzo di Città, Piazza Municipio, SAN SEVERO (Fg)

Nell’ambito delle manifestazioni promosse, per l’estate 2011, dall’Amministrazione Comunale di San Severo, si svolgerà nei giorni 6, 7 e 8 settembre 2011, nel chiostro del Palazzo di Città, il festival di poesia e videoarte : A®T-TRAZIONI

PROGRAMMA

6 settembre, ore 20,00

saluto delle Autorità

reading di poesia: con i poeti Irene Ester LEO e Raffaele NIRO

VIDEA 3, curata da Annamaria RESTIERI.

Giunta al suo terzo anno, la rassegna si arricchisce di idee e contenuti: il tema di questa edizione è “lo specchio”, inteso come riflesso, doppio, proiezione e deformazione: immagini riflesse e desunte da un immaginario onirico diventano veicolo di un messaggio sociale espresso dalle giovani videoartiste Alessia TRAVAGLINI, Silvia CAMPORESI, Irene CORTI, Patrizia MONZANI, Alia SCALVINI, Azzurra DI TOMMASI, Carmen LAURINO, Chiara SCHIAVON, Alessandra FABBRI, Marcella VANZO, Giovanna PASTORELLI, Lucia VERONESI, Maddalena VANTAGGI, Gaia BARTOLINI, Tiziana ABRETTI, Cristina MELONI, Manuela DE LOS ANGELES, Elena LOMBARDI, Valeria COLONNELLA, Marisa VALLONE, Maria Giovanna AMBROSONE, LA CRUNA, Alice UNGARO.

La rassegna è stata realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Siena, Facoltà di Lettere e Filosofia, Cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea. Con L’Università degli Studi di Ferrara, Facoltà di Lettere e Filosofia, Cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea, e FRaC, Fondo Regionale di Arte Contemporanea, Baronissi (Sa).

7 settembre, ore 20,00

Reading di poesia: con i poeti Enrico FRACCACRETA, Manlio MANCUSO, Lucio TOMA

VIDEOCOCKTAIL, a cura di Marcella FERRO e Pasquale RUOCCO.

La rassegna si propone come selezione di giovani videomakers, soprattutto italiani, particolarmente attenta alle varie declinazioni del video, dall’analogico al digitale, dal cortometraggio all’animazione, e al suo rapporto con il web, sempre più spazio privilegiato dagli artisti per condividere il proprio lavoro. Gli artisti: Barbara AGRESTE, Dante ALBANESI, Maria Giovanna AMBROSONE, Paul BEEL, Francesco BICCHERI & Francesco CAPPONI, Alberto FINOCCHIARO, Silvio GIORDANO, Vito Antonio GUGLIELMINI, KINDERGARTEN, Marco LAMANNA, Paola LUCIANI, SUIT CASE, Danilo TORRE

IMAGES, a cura di Teo de Palma. Video di: Elena BIRINGHELLI, Ombretta GAZZOLA, Ruggero MAGGI, Claudia MAINA, Francesca Anita MODOTTI, Mauro RESCIGNO, WHYNOT

8 settembre, ore 20,00

RESCIGNO, WHYNOT RESCIGNO, WHYNOT

Reading di poesia: con i poeti Antonello CASSANO, Emilio COCO, Sergio D’AMARO, Salvatore RITROVATO

ANIMA MUNDI, a cura di Simona CARAMIA. “Se la tecnologia è l’attuale spazio dell’uomo, se la natura lo è stata in passato, e poiché non siamo partecipi di una presunta evoluzione, per cui si è dato (e si dà) inevitabilmente e involontariamente il passaggio dall’una all’altra, si può affermare che in un presente futuribile potranno coesistere come parti di un unico sistema vitale”. Contributi video di: Karin ANDERSEN, Alessandra ANDRINI, Dario CARMENTANO, Giulio DE MITRI, Armando FANELLI, Patrizia GIAMBI, GRUPPO SINESTETICO, Selene LAZZARINI, Concetta MODICA, Marco MORANDI, Marco RAMBALDI. Anna ROSSI, Diego ZUELLI.

Nelle tre serate sarà presentata una rassegna monografica della videoartista olandese Maria KORPORAL.

INFO: art-trazione@libero.it    teo.de.palma@inwind.it



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permalink | inviato da IEL il 1/9/2011 alle 11:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
Io Innalzo fiammiferi - Otranto
28 luglio 2011


Club Unesco Otranto e Maestrale

Presentano:
”Aperitivi letterari”- Letture estive in piccoli sorsi
(Nell’ambito della IV settimana della Cultura di Otranto)

‘Se il suo linguaggio sfiora i mistici è perché quel lessico è il mezzo che ha a disposizione per dire l’assenza. In realtà i suoi versi più belli splendono di un calore orizzontale, frontale, consapevoli del fatto che “è tutto una questione di luce”.
Antonella Anedda – (Prefazione di ”Io innalzo fiammiferi” – Lietocolle 2010)

L’autrice salentina Irene Ester Leo presenterà il suo libro di poesie edito da LietoColle, ”Io innalzo fiammiferi”, introdotta da Milena Galeoto (coordinatrice editoriale Italia-Svezia) e Antonio Natile (Poeta e direttore artistico), nel bellissimo scenario del molo di Otranto, presso il ”Maestrale”.
L’appuntamento è previsto per giorno 8 agosto 2011 start h 18.30…
Non mancate!!

CULTURA
''Una terra che nessuno ha mai detto'' a Lecce - Libreria Gutenberg
2 luglio 2011
"Poesie (...) che ci parlano di una esistenza - la sua, la nostra – fatta di dolori e amori che si sporgono come cavalli ad abbeverarsi all'acqua desiderata dell'autentico. O come mani che si aprono in suppliche violente, a occhi aperti nel buio o in una luce non nostra”.
Davide Rondoni - “Il sole 24ore” - 24 ottobre 2010.
Nell'accogliente location della Libreria Gutenberg di via Cavallotti 1/e di Lecce, sempre attenta e sensibile alle voci nuove del panorama letterario nazionale, si profila un nuovo appuntamento da non perdere. Lunedì 11 luglio dalle ore 19, Elisabetta Liguori introdurrà e curerà un dialogo/reading all'insegna della poesia con Irene Ester Leo, autrice di ''Una terra che nessuno ha mai detto'', raccolta poetica curata da Edizioni della Sera. Sarà presente l'editore Stefano Giovinazzo. Siete invitati a partecipare numerosi!

“La poesia della giovane e promettente autrice salentina vive di luce, una luce lirica che avvolge un Sud greco, un Sud apollineo più che barocco. Il suo è un respiro prevalentemente lungo, che talvolta tracima nella prosa. Un ritmo che va verso il non-finito, si distende in una musicalità suggestiva e sinuosa, per poi contrarsi come nello spavento di un silenzio improvviso.” – Andrea Leone (Dalla prefazione al testo).

Il libro: http://www.edizionidellasera.com/2010/09/01/una-terra-che-nessuno-ha-mai-detto/

arte
"Dove c'era il lago" - Antonio Natile
16 giugno 2011



Questa raccolta, la prima per Antonio Natile, edita LietoColle, prende un titolo opposto e contrario al suo contenuto. Lo fa con un tono provocatorio e vivido.

“Dove c'era il lago”

Un lago non c'è mai stato da che memoria insegna, nella terra, in questa terra di Puglia, in questo lembo increspato dalla roccia affiorante che ha dato all'autore i natali. Noci, posta sulla Murgia dei Trulli. E' la terra in cui l'acqua si muove in maniera sotterranea, appare improvvisa, si nasconde per esserci. E' lampante la chiave di paragone in merito alla Poesia stessa, che evita le superfici, ma si deposita sul fondo per farsi scoprire e trovare: è la poesia del nostro autore, la sua poetica densa di sottrazione. Così come non c'è il lago tra queste pagine, non c'è nemmeno la Maria dell'epigrafe cui è dedicata l'intera opera:

“ A Maria, / perchè così avrebbero dovuto/ chiamarti”

E' un testo quindi che si colora di assenze per punteggiare i profumi di una realtà concreta dura come la pietra: emblema della forza che addensa la materia e la fissa con aria, acqua e ...mistero. E' la chimica dei sentimenti e delle radici che si manifesta con prudenza e forte dignità. Privata della fretta del presente, anacronistica, ha un ritmo scandito da un altro fuso, quello della storia, delle origini, dei nostri anziani e delle loro narrazioni la domenica alle panchine della piazza centrale, un sapore così perfetto nella sua terrestrità che si raggruma tra le parole evocando immagini rotonde, piene. L'autore porta con se', si fa carico di una memoria collettiva che è non sua, non soltanto sua, ma in quanto collettiva è anche la sua, ne è egli stesso tassello musivo e irregolare, così come irregolare ma dinamico è il percorso ora tra la poesia in purezza, ora tra la narrazione che apre finestre oltre la coerenza della poesia, neo icona di pietra, nel nome di quell'oralità tanto cara all'infanzia e alle generazioni che sono state e non solo. Ulteriore segno, direi fortissimo segno ancora, non a caso, è l'uso del dialetto che amplifica i contorni di quest'altare espressionista, dialetto vivo e strutturale che interviene là dove la lingua italiana non bastando a se stessa ha bisogno delle punte e delle asprezze sonore di consonanti che hanno la forma e la trama non dissimile dalla roccia. Il dialetto quindi, anzi è lingua dialettale, intraducibile nella sua ala, nei suoi voli lessicali, semmai interpretabili o avvicinabili, perchè reali oltre ogni simulacro. E' un testo questo che tende alla nozione collettiva del mondo, e lo fa con costante passione: ''l'io'' diventa ''noi'' e racchiude un'altra verità che ha connotazioni politiche. Maria Grazia Calandrone nella prefazione ai versi lo sottolinea felicemente annotando un'importante differenza : “ (…) Non stiamo parlando di poesia civile, stiamo parlando di un modo civile di fare poesia, perché comunque resta la sovversione, la radice esposta, il rovesciamento che sono congeniti alla funzione-poesia e che formano squarci di dubbio nelle apparenze, pure quando esse vengono consolidate con parole come intonaco e calce e cemento.”

Una poesia però che per dispiegarsi ha bisogno del senso della vista, il poeta guarda e restituisce la nuova dimensione acquisita, ma lo fa servendosi di una sorta di cubismo analitico tanto caro alla pittura. L'autore è egli stesso spettatore che guarda e subisce l'azione poetica, protagonista che la vive in divenire, nonché abile regista della scena. Ma occorre tener presente, in questo contesto, l'indicazione nell'ultimo verso che chiude l'intera raccolta, preziosissimo monito e corona: “Tutto andava visto da lontano” per questa che ancora prima d'essere l'impellenza energetica al fare poetico, è sacralità che apre feritoie in noi.

Pubblicato su ''Il Paese Nuovo'' del 14 maggio 2011


“Dove c'era il lago” - Antonio Natile

LietoColle, marzo 2011.

ISBN: 978-88-7848-629-4


Recensione a cura di

Irene Ester Leo

arte
8 marzo, Poesia femminile e singolare
8 marzo 2011


Due poesie inedite di due brave poetesse ed amiche per celebrare la ricorrenza dell'otto marzo.
Un grazie particolare ad Irene e a Rita, per la disponibilità.


D

Nei piedi la grandezza è rosa di gennaio,
grazia e sparo improvviso che cammina al candore
ne sfiora il contorno, lo scioglie, fiorisce.
L'inaspettato è vestito di ciò che l'occhio
si allena a vedere.
Le leggerezze dei meccanismi astratti
puntano l'ovest,
ma l'est della nascita è cucito a sangue
sul profilo delle donne che vediamo
passare, salde, piene nella loro voce,
manifesto che sobbolle di incanti e disperazione.
Contraddizione miracolata che restituisce il senso
del tempo, il biancume tra i capelli delle nostre madri,
e il colore ardente degli occhi eterni delle nostre figlie.
Vive, oltre la bellezza che si piega e si svuota,
innanzi ad alcune parole o un tocco
di mano sulle speranze appese,
che prendono forma libera.
Non c'è gabbia nei giorni che possa trattenerne
la figura
e l'essenza,
ciò che passa innanzi alle loro spalle
le rende forti e più alte,
come le montagne serene
che da bambini
ornavano i fogli delle nostre
navigazioni quotidiane.


Alle Donne, con le Donne.

Irene Ester Leo




GIURO

A tutte le donne a cui un uomo ha giurato 'amo solo te e per sempre'.
(Anche se ha scelto un'altra al suo fianco).

... sono cadute le stelle del cielo
come pietre adesso restano lì
e non ne sale nessuna alla bocca
avanzo senza nervi né cuore ... ('dove stai cercando di perdermi').

Rita Pacilio

arte
3D Trittico femminile in versi
3 marzo 2011



Libriccini da collezione

°°°


3D Trittico femminile in versi

Caffè Letterario - Roma - Via Ostiense 95

venerdì 8 aprile 2011 - ore 18,00

Diana Battaggia



presenta
Alessia Fava, Irene Ester Leo, Silvia Rosa

interviste, lettura di poesie e video

con immagini di Giusy Calia




Alessia Fava è nata a Fabriano (Ancona) il 9 maggio 1974, è giornalista professionista e vive a Roma. Attualmente è redattrice del settimanale Cioè e di diverse riviste per adolescenti, scrive per Glamour e altri magazine femminili.
Pancia di carta è la sua Opera Prima.


Irene Ester Leo , classe 1980. Ha esordito "ufficialmente" nel 2006 con "Canto Blues alla deriva", Besa editrice. È presente su "Tabula rasa 05", rivista di letteratura invisibile nella sezione Poesia e su alcune antologie, tra cui "Verba Agrestia" 2008 e 2009 e "Il segreto delle fragole" 2009 , entrambe LietoColle edizioni.
Nel 2007 ha ricevuto dal Teatro di Musica e Poesia "L'Arciliuto"di Roma il riconoscimento in "Kagolokatia".
Sue liriche sono state recentemente inserite nella rivista letteraria "Incroci" diretta da Lino Angiuli e Raffaele Nigro, giugno 2009, Mario Adda Editore.
Collabora con il quotidiano" Il Paese Nuovo" per la pagina culturale.
Ha pubblicato "Sudapest" (Besa editrice, 2009) e con LietoColle "Io innalzo fiammiferi" (2010).



Silvia Rosa (il cui nome completo è Silvia Giovanna Rosa, ma si di­mentica sempre di scriverlo per intero) nasce nel 1976 a Torino. Vive appena fuori città, in un piccolo Comune adagiato lungo il Po, ai piedi della verde collina torinese.
Laureata in Scienze dell'Educazione, scrive poesie e racconti, che ha pubblicato qua e là su riviste e blog e che compaiono anche su alcune antologie collettive di Concorsi Letterari a cui ha preso parte, risultan­do, ogni tanto, tra i vincitori.
"Di sole voci" è la sua opera prima, quel che ama definire il suo battesimo di carta.



Giusy Calia, nata a Nuoro, vive e lavora tra Sassari e Siena. Laureata in Lettere moderne, ha frequentato un Master Professionale di fotografia alla John Kaverdash School di Milano.
Attualmente in fase di discussione della tesi del Dottorato di Ricerca in “Logos e rappresentazione” - Sez. “Comparatistica: letteratura, teatro, cinema” presso l’Università degli Studi di Siena. Presta collaborazioni a registi e poeti.
Le sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private.
Web site:
www.giusycalia.net




CULTURA
Salvatore Sblando intervista Irene Ester Leo
18 febbraio 2011
Porgo alcune domande alla bravissima poetessa Irene Ester Leo, nell'ambito dell'iniziativa RECIPROCA- poetiApoeti, della casa editrice LietoColle.



disegno di Irene Ester Leo

1) "Carissima Irene, ho imparato in questo tempo a conoscerti pian piano, sia dal punto di vista poetico che da quello umano.
Abbiamo percorso i primi passi insieme nel mondo virtual-letterario e lì abbiamo cominciato a concretizzare il nostro modo di vedere, di fare e di dire poesia.
Ricordo ancora piacevolmente il primo incontro, durato poche ore per la verità, alla Stazione di Roma Termini.
Io ero di passaggio, ci univa il IV Festival della poesia LietoColle e mi colpì di te fin dal primo istante un tratto che credo ti caratterizzi in particolar modo.
Il Mistero che si cela dietro il tuo sguardo, dietro il tuo portamento, dietro il tuo modo di essere, d’intendere e di fare.
Ecco quindi la prima domanda, andando oltre alla semplice definizione dizionaristica, che cos’è per te il Mistero?"

"Caro Salvatore, curioso questo modo d'incontrarsi:
prima tra le pagine di un libro.
E dopo ''al volo'' in un luogo che metaforicamente e non, è simbolo estremo e pulsante di vita. Entrambi i (non) luoghi però in fondo 
non sono poi così dissimili. Sono carichi di umanità individuale e collettiva. Forse non è un caso...

Ho sempre creduto che in tutte le cose vi fosse un'energia sottile, una memoria lontana, l'eco di un qualcosa di inafferrabile ma di presente, misterioso. Un codice tanto complicato quanto costretto nelle fibre del mondo attorno, costretto in modo innaturale. Poesia (senza l'articolo, ma con dignità personificante) diventa la chiave per tornare a sentire le domande ancor prima della risposte. Diventa il fluido essenziale dell'esistenza, il sangue rosso o la linfa verde. Un modus vivendi, non solo un puro esercizio estetico. Poesia si incunea sotto pelle, in noi che siamo solo un mezzo nulla di più, si apre varchi nella materia umana e invisibile e concede alcuni sprazzi di chiarezza o illuminazione. Poesia diventa essa stessa il mistero e la chiave, trait d'union tra possibilità e altezza visionaria di chi scrive. Ma svelare il mistero diventa ingiusto verso il mistero stesso, subentra qui la mediazione sensibile del poeta che regala un'ottica particolare alle parole, le colora con il suo aroma, le slega dal peso della coscienza. E spesso noi sentiamo sfiorata la fronte da un tocco, ancora prima di capire da dove provenga il suono, il segno, il fuoco nero sul fuoco bianco. È la manifestazione delle dimensioni che appartengono ai recessi delle nostre profondità, telluriche voci capaci di sconvolgere ogni sistema, di rivoltare completamente l'ottica delle cose. Ma..." Lascia che l'anima rimanga fiera e composta di fronte ad un milione di universi." W. Whitman "


2) “Amo il tuo modo di spaziare partendo da un punto ben determinato, come in questo caso. Riesci a stare abilmente in equilibrio sulla sottile corda del discorso senza mai cadere, oscillando soltanto, prima da una parte e poi dall'altra. La medesima peculiarità si riscontra nella tua prima raccolta poetica, “Io innalzo fiammiferi”, Ed. LietoColle. Nella prefazione, Antonella Anedda -non a caso- sottolinea che parti “da una scaglia di luce per schiarire paesaggi, spazi, storie accennate”. Proprietà non dissimili si riscontrano nella tua seconda raccolta: “Una terra che nessuno ha mai detto”, Edizioni della Sera.
Nella poesia “Andare” di “Io innalzo fiammiferi”, tu dici:

Io innalzo fiammiferi,
tuoni di ferro
sulla scia dell’andare lontano.
Vivo solcandomi.

Quale solco vivo unisce o eventualmente divide, le due pubblicazioni?”


La troppa luce, quella accecante impedisce di vedere e notare i dettagli, le piccole cose, in un certo qual modo è come il buio. La luce di un fiammifero esclude dal buio una porzione esatta di mondo, la sottrae al tutto e la racconta, evocando però una realtà intera. E l'occhio si abitua a vedere. Io innalzo fiammiferi e non altari, e nell'atto di innalzarli cerco di restituire una qualche dignità alle cose comuni, ribaltandone il punto di vista. Lo straordinario ci passa accanto ogni giorno, guardarlo con occhi nuovi ci fa ricchi, diversi, guardare la normalità con occhi nuovi ci fa alti. Questo il senso, il solco attraverso il quale si espande e si contrae l'anello di congiunzione che lega queste due diverse pubblicazioni.
Io innalzo fiammiferi è un viaggio che muove dall'esterno verso l'interno oltre l'involucro umano e sensibile, a differenza di Una terra che nessuno ha mai detto che è quasi il viaggio di ritorno, ricopre un senso di marcia contrario, dall'interno verso l'esterno, un'esplosione.
In entrambi i ''viaggi'' la tensione si nutre, come affermo su, di una medesima radice che nel solco si lega. Ma in quanto solco, ovvero mancanza, assenza, ferita-feritoia che preme in profondità, porta con sé una ragione a monte particolare che premette una vera e propria profezia:
“Per giungere al possesso del tutto, non voler possedere niente.
Per giungere ad essere tutto, non voler essere niente.
Per giungere alla conoscenza del tutto, non cercare di sapere qualche cosa in niente.”
San Giovanni della Croce
Vivere svuotandosi completamente, diventare il niente per poter trattenere e accogliere il tutto, e i suoi bagliori.


3) “Quest’ultima tua risposta evidenzia un’altra caratteristica che autenticamente ti contraddistingue: l’umiltà.
Ascoltai diversi anni fa un’intervista di Mario Luzi dove tra l’altro affermava: “Il posto più naturale per la parola è la Poesia”. 
Cosa pensi e come ti poni nei confronti di un’affermazione del genere?”


Per Luzi la Poesia è la declinazione al tempo assoluto del verbo vivere, è vita al quadrato, come affermava egli stesso. In quest'ottica viene naturale pensare a una equazione matematico-poetica, che porta agli occhi un senso normalmente celato: Il posto più naturale per la parola è...la Vita. Esattamente questo il significato che amo, e mi tocca fin dentro le ossa. E Luzi lo sapeva, che ancor prima del far poetico, vi erano l'esistenza e le sue sfumature, accettate, obliate, deluse, amate. Luzi lo sapeva bene, che non si trattava di esercizi di stile, ma di qualcosa di ben più oscuro e indicibile. E innanzi a questo sforzo splendido, che anela alla comprensione piena del mondo, chino il capo come un'allieva piena di domande.


4) “E’ una mia impressione o anche tu come Luzi, poni l’accento sull’esistenza? Oserei inoltrarmi fino ad affermare che nei tuoi versi, il quotidiano è vissuto in maniera viscerale. Un attaccamento al luogo/ non luogo, fisico ed al contempo astratto anch’esso dettato dall’istinto, o vi è dell’altro?
Non riuscirei a spiegare altrimenti l’utilizzo mai risaputo di termini che conducono a tali contesti o l’uso di altre lingue come il francese e l’inglese”.


La mistica dei luoghi reca impressa una memoria lontana, quella ciclica dell'esistenza. I luoghi che viviamo, tocchiamo, percepiamo, siano essi fisici o mentali, lasciano dei segni in noi, come noi in loro. L'interazione è costante, non ha grosse regole, ma presuppone un buon occhio. Poesia induce alla sordità dell'orecchio in virtù di una vista che diviene più acuta, si comincia a vedere realmente, ma vedere non coincide col toccare vertici di immaginifica bellezza. Vedere è anche morire, sotto il peso della gravità delle cose. Poesia non è solo bellezza. Restare in equilibrio è difficile, tra vista e cecità. E' un equilibrio incostante, non dettato dall'istinto, ma da una forza che trascende ogni cosa. Il mio rapporto con Poesia è fatto così. Non posso fare a meno di ciò che riesco a scrutare, e ciò che ravviso è legato non solo alla mia di vita, ma alle vite di molti. Chi scrive non racconta solo di sé, ma su tutto racconta, o cerca di farlo.


5) “Nelle tue due raccolte che ho avuto la fortuna di leggere ed apprezzare, ho notato che ami inserire testi in prosa, come sorta di incipit o di intervallo fra le liriche.
A tal proposito, che rapporto hai con le due espressioni linguistiche, prosa e poesia?”.


Capita quando si scrive, o meglio dire, capita a me di non riuscire a porre un freno, a volte. E con molta facilità le contaminazioni nascono spontanee. La prosa diventa poetica e la poesia narrativa. Per onestà intellettuale nei confronti del lettore, cerco di dare un nome proprio a queste due strade e di fare un distinguo, anche se la sottile linea rossa che le divide si contrae e si spezza sotto il peso o la leggerezza delle parole.
Ho un mio pensiero in merito ad entrambe.
Credo che la prosa sia più diretta, frontale. Giunge al lettore in maniera lampante e abbraccia un pubblico sicuramente più vasto. La poesia è invece trasversale, ha un impatto notevole, più forte e rischioso. Rischia di diventare pericolosa e richiede ''coraggio''...perché paradossalmente spoglia maggiormente l'autore, chè ha meno sostegni ed equilibri confortanti, è più una scalata libera. Ecco dipende da ciò che si vuole comunicare ed in che modo lo si desidera fare, senza dimenticare che un verso, una frase, hanno in sé un forza interna molto forte. Ma in tutto questo parlare e scrivere non va perso di vista il baricentro delle cose: “il caffè con l'amico vale più di cento libri.


6) “Cara Irene la naturalezza con la quale parli di scrittura, è impressionante. Sembra di assistere alla descrizione di un qualcosa che ti appartiene fin dall’istante primo. Come appartengono fin dall’inizio ad ognuno di noi, un braccio, una mano.
Pensi si possa vivere senza Poesia?”


Ti ringrazio Salvatore. Spero di non deludere le aspettative con quest'ultima risposta. Ti rispondo che sì, si può vivere senza Poesia. Esattamente come si può vivere, senza un arto, una gamba o un braccio che sia. Chè ogni creatura terrestre ha grande capacità di adattamento alla sopravvivenza. Ma si tratterebbe di una mera sopravvivenza, monca per l'appunto, priva di tutti quei connotati che ci portano a calare noi stessi dentro l'essenza della realtà. Sarebbe come vivere in bianco e nero. Molti lo fanno. E' questione di scelta, molto dolorosa, se fatta di accettazione, se si sceglie di stracciare il velo opaco. Poesia è quei colori, tinte forti che non si placano né si addestrano, ma trovano modo e tempo per manifestarsi con grande irruenza. Poesia non potrebbe esistere, ''vivere'' , però senza la linfa e il sangue che le offriamo, senza il passo, la voce, la materialità del nostro essere disperazione e incanto.

______________________________________________________________________________



Irene Ester Leo, classe 1980, vive nella prov. Di Lecce. Laureata in Conservazione dei Beni Culturali (vecchio ordinamento), indirizzo dei Beni Mobili Artistici, con tesi in Storia dell'arte moderna in Puglia, presso l'Università del Salento. Maestro d'arte applicata: scultura e modellazione materie plastiche. Critico d'arte, illustratrice, è autrice di diverse pubblicazioni poetiche. Ha esordito "ufficialmente" nel 2006 con "Canto Blues alla deriva", Besa editrice. Nel 2007 ha ricevuto dal Teatro di Musica e Poesia “L'Arciliuto”di Roma il riconoscimento in “Kagolokatia”. Le sue poesie sono state inserite nella rivista letteraria “Incroci” diretta da Lino Angiuli e Raffaele Nigro, giugno 2009, Mario Adda Editore. Ha pubblicato nel settembre del 2009 “Sudapest”, Besa editrice. Nell'aprile del 2010 la raccolta poetica ''Io innalzo fiammiferi, con prefazione di Antonella Anedda, LietoColle editore e nel settembre dello stesso anno “Una terra che nessuno ha mai detto”, con prefazione di Andrea Leone, Edizioni della Sera. E' presente su numerose antologie tra le quali AA. VV. ''L'ustione della Poesia'' a cura di Anna Maria Farabbi, LietoColle editore 2010, “Il segreto delle fragole 2011” sempre LietoColle. E' stata recensita da Maurizio Cucchi su “La Stampa”, e da Davide Rondoni su “Il sole 24 ore”. Ha partecipato alla “Biennale dei giovani artisti d’Europa e del mediterraneo, ( Skopje del Settembre 2009) entrando a far parte della rosa dei finalisti per la sezione “scritture” con un testo pubblicato nell'Antologia "Giovani Inkiostri" 2009 edito dall'Arci – Bari, ed inoltre a “Ritratti di Poesia- In viaggio con la Poesia” Tempio di Adriano, Piazza di Pietra, Roma, 22 gennaio 2010 (nella rosa dei sette poeti emergenti italiani). Collabora con il quotidiano“ Il Paese Nuovo” alla pagina culturale. Cura un litblog: http://ireneleo.wordpress.com/


Salvatore Sblando è nato nel 1970 a Torino dove attualmente risiede e lavora. Dipendente della locale azienda di trasporti, scrive poesie dal 2004.
Finalista a concorsi nazionali ed internazionali, tra i più recenti “Verba Agrestia 2009”; alcune sue liriche sono state pubblicate sulla rivista “Poesia” ed in diverse antolologie.
Ha partecipato a readings e manifestazioni poetiche, tra queste l’edizione 2008 di Parco Poesia a Riccione.
Con “Era Caorle e Bibione” è presente nel “Segreto delle fragole 2009” edito da LietoColle.
Nello stesso anno, con LietoColle pubblica la sua prima raccolta poetica: “Due granelli nella clessidra”, segnalazione di merito al Premio “Beppe Manfredi” Ed. 2009, menzione d’onore al Premio nazionale letterario “La città del Principe” 2010 e seconda classificata al Premio internazionale per la poesia “Rodolfo Valentino-sogni ad occhi aperti” II Edizione.
Cura un proprio LIT(tle) blog all’indirizzo www.larosainpiu.ilcannocchiale.it

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agosto