"mi do alla poesia perché al momento non vi è nulla di più rivoluzionario" (mio pensiero mattutino)
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["Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe"] 

 


 

 Il mio primo libro di poesie:

DUE GRANELLI NELLA CLESSIDRA

 Ed. LietoColle

More about Due granelli nella clessidra

... due argomenti universali si trovano qui declinati con estrema precisione e determinatezza: lo spazio e il tempo. Così come il tema del tempo balza agli occhi con icastica urgenza nel titolo della silloge, in quella clessidra semivuota che è poi non a caso anche l'incipit di una poesia, parallelamente le due sezioni in cui si articola la raccolta, "Paesaggi possibili" e "L'altrove", evocano immediatamente una spazia­lità che si gioca tra la concretezza e la potenzialità.  

E, come si è detto, questa geografia dell'anima che percorre i testi è ali­mentata da riferimenti precisi e determinati, fra cui senza dubbio emer­ge inconfondibile il profilo di Torino, la città dell'autore. Una Torino in­dividuata con un'esattezza toponomastica e descrittiva che stempera il coinvolgimento emotivo dell'autore verso i paesaggi e i personaggi che animano le scene di vita urbana quotidiana.  

[...] Il tempo esatto del passaggio degli autobus che si contrappone e completa un altro tempo, un tempo che sfugge e che spesso non si riesce a definire [...]Le ore, gli attimi che sfuggono ritornano con una ricorsività che si fa qua­si angoscia  

[...] (e) una figura di donna ad apparire al termine della raccolta, una "sconosciuta" che piace pensare sia figura della poesia stessa

  (dalla prefazione di Serena Focaccia)

 

  


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CULTURA
Comunicato Stampa FINISSAGE MOSTRA “FRAGMENT EXPERIENCE” a cura di Silvio Valpreda
21 giugno 2011

Giovedì 7 luglio 2011 dalle ore 18,30, presso la galleria MOMUS arte e design, in via Rocciamelone 12/d a Torino, finissage della mostra-progetto collettiva “ Fragment Experience” a cura di Silvio Valpreda.

“Racconti, poesie, brani e canzoni per evocare memorie e fatti di un passato che parla del futuro: reading poetico-musicale a cura di Caterina Arcangelo”.

In occasione della serata di chiusura della mostra “Fragment Experience”, l’Associazione MOMUS arte e design presenta un aperitivo con reading poetico musicale per salutare e ringraziare tutti i partecipanti al progetto di raccolta di frammenti per la realizzazione della mostra e per presentare il catalogo-documento del progetto “Fragment Experience” a cura di Silvio Valpreda, prinp editore, 2011.

A raccontare e a leggere frammenti di memoria tratti da romanzi e libri di poesia contemporanei saranno gli stessi autori, scrittori e poeti torinesi, per l’occasione accompagnati dalla chitarra di Gianluca Mezzafemminacantautore e musicista già autore e voce dei Melanie Efrem e uscito in maggio con il suo primo progetto da solista “Storie a bassa audience”. Le sue canzoni parlano di storie di solito dimenticate o strumentalizzate, di operai, di ragazzi costretti a fare lavori che non meritano, di violentati e violentatori, di sognatori e disillusi.

Parteciperanno alla lettura lo scrittore Ernesto Aloia con il suo ultimo romanzo “Paesaggio con Incendio”, edizioni Minimum Fax 2010.

Per la poesia, due autori torinesi: Marco Annicchiarico con il suo ultimo lavoro “ e poco più lontano” edizioni LietoColle 2009; e Salvatore Sblando con la raccolta di poesie “Due granelli nella clessidra”, edizioni LietoColle 2009, vincitore di numerosi premi e menzioni.

Chiuderà la serata Demetrio Paolin con i suoi ultimi lavori “Il mio nome è legione” e “La seconda persona” entrambi editi da Transeuropa.

Si ritorna all’importanza delle parole, delle storie, delle persone.

“La mostra Fragment experience è un lavoro collettivo sulla memoria e su come essa possa aiutarci ad affrontare il futuro.

La duplice valenza dei segnali del passato, comprensione del futuro e conforto, sono il tema di questa mostra composta da un’opera collettiva di raccolta e classificazione di reperti, da un lavoro fotografico di Enrico Carpegna e dalle macchine generatrici di poesia dinamica di Daniela Calisi.

I reperti raccolti sono stati scelti da persone differenti, artisti e non artisti di ogni età e di diverse nazionalità.

Oggetti, brani di testo, materiali, piccole opere d’arte individuati da ciascun partecipante come elementi provenienti dal passato, inteso come storico o privato, indietro secoli o pochissimi istanti, che possono aiutarci ad affrontare il futuro.

La serie di fotografie di Enrico Carpegna hanno trovato naturale collocazione all’interno di Fragment Experience.

Si tratta di stampe fotografiche in copia unica realizzate con interventi fortemente manuali in camera oscura su materiali d’epoca. Rappresentano quindi in modo fisico un approccio metabolico dell’artista verso la memoria ed il tentativo poetico di trasformarla in presente salvaguardandola per il futuro.

I meccanismi poetici di Daniela Calisi sono invece degli automi in materiali di recupero che compongono, usando lingue differenti, variazioni sorprendenti di poesie nelle quali le parole si animano ed interagiscono con lo spettatore.

La memoria oltre ad essere materia stessa delle poesie è evocata nei materiali usati da Daniela Calisi e nella loro storia.”

Silvio Valpreda

Titolo mostra: “ FRAGMENT EXPERIENCE” a cura di Silvio Valpreda

Finissage: giovedì 7 luglio 2011 a partire dalle 18,30.

Sede: Galleria MOMUS arte e design

Via Rocciamelone 12/d

10143 TORINO

INGRESSO LIBERO, aperitivo a pagamento.

Organizzazione : Associazione MOMUS arte e design.

Per informazioni: info@momustorino.com 011-0568932 www.momustorino.com

Ufficio stampa:

Associazione MOMUS arte e design.

Via Rocciamelone 12/d

10143 TORINO

011-0568932

info@momustorino.com

www.momustorino.com

arte
Una mia poesia inedita sul blog "SpazioPoesia.2"
11 marzo 2011

Salvatore Sblando è una presenza amica, una di quelle che ti fa piacere sentire e avere accanto. Percorre la via della poesia con tenacia, crede al suo mestiere interrogante, alla sua pratica avvicinante e dialogante. Sotto questa convinzione e questa spinta nasce la poesia qui pubblicata, un inedito recente. 
Buona lettura.




Del poeta e del lettore

Quando il poeta
incontrerà la solitudine del lettore
mi vedrai camminare
sopra la più fine coincidenza
dall’altra parte della strada
nell’intento di un logoro
                                     silenzio

E mi domando se
i tuoi sorrisi siano commestibili
quanto gli occhi che bruciano
più del pianto mentre attendono
che il rosso dei nostri incroci
s’appresti a perdere un’altra
                                     diottria

E come due buoni vini delle
nostre terre decantiamo
dimentichi di un bacio appeso
                                    appena
dopo il confine del commiato

Tant’è facile dimenticare
quant’è difficile ricordare





Esiste un punto indefinito o anche finito dove poeta e lettore diventano un tutt’uno? Forse, così come di un filo non è semplice trovarne il capo; è invece altrettanto semplice poter percorrere in eguale maniera lo stesso filo con due dita in entrambe le direzioni, quasi fosse il perimetro di un bacio.
È questo il rapporto che lega poeta e lettore indissolubilmente, un continuo darsi ed avere senza mai definire l’inizio, il principio.
Un rapporto immancabilmente durevole, spesso intervallato da silenzi e da altrettante meditate parole.
Un rapporto passionale che come tutti i rapporti passionali vive d’intensità e di delusioni d’inciampi.
Un continuo rialzarsi in un instancabile desiderio di viversi.

Salvatore Sblando



Salvatore Sblando è nato nel 1970 a Torino dove attualmente risiede e lavora. Dipendente della locale azienda di trasporti, scrive poesie dal 2004.
Finalista a concorsi nazionali ed internazionali, tra i più recenti “Verba Agrestia 2009”; alcune sue liriche sono state pubblicate sulla rivista “Poesia” ed in diverse antolologie.
Ha partecipato a readings e manifestazioni poetiche, tra queste l’edizione 2008 di Parco Poesia a Riccione.
Con “Era Caorle e Bibione” è presente nel “Segreto delle fragole 2009” edito da LietoColle.
Nello stesso anno, con LietoColle pubblica la sua prima raccolta poetica: “Due granelli nella clessidra”, segnalazione di merito al Premio “Beppe Manfredi” Ed. 2009, menzione d’onore al Premio nazionale letterario “La città del Principe” 2010 e seconda classificata al Premio internazionale per la poesia “Rodolfo Valentino-sogni ad occhi aperti” II Edizione. Cura un proprio LIT(tle) blog all’indirizzo www.larosainpiu.ilcannocchiale.it


CULTURA
Salvatore Sblando intervista Irene Ester Leo
18 febbraio 2011
Porgo alcune domande alla bravissima poetessa Irene Ester Leo, nell'ambito dell'iniziativa RECIPROCA- poetiApoeti, della casa editrice LietoColle.



disegno di Irene Ester Leo

1) "Carissima Irene, ho imparato in questo tempo a conoscerti pian piano, sia dal punto di vista poetico che da quello umano.
Abbiamo percorso i primi passi insieme nel mondo virtual-letterario e lì abbiamo cominciato a concretizzare il nostro modo di vedere, di fare e di dire poesia.
Ricordo ancora piacevolmente il primo incontro, durato poche ore per la verità, alla Stazione di Roma Termini.
Io ero di passaggio, ci univa il IV Festival della poesia LietoColle e mi colpì di te fin dal primo istante un tratto che credo ti caratterizzi in particolar modo.
Il Mistero che si cela dietro il tuo sguardo, dietro il tuo portamento, dietro il tuo modo di essere, d’intendere e di fare.
Ecco quindi la prima domanda, andando oltre alla semplice definizione dizionaristica, che cos’è per te il Mistero?"

"Caro Salvatore, curioso questo modo d'incontrarsi:
prima tra le pagine di un libro.
E dopo ''al volo'' in un luogo che metaforicamente e non, è simbolo estremo e pulsante di vita. Entrambi i (non) luoghi però in fondo 
non sono poi così dissimili. Sono carichi di umanità individuale e collettiva. Forse non è un caso...

Ho sempre creduto che in tutte le cose vi fosse un'energia sottile, una memoria lontana, l'eco di un qualcosa di inafferrabile ma di presente, misterioso. Un codice tanto complicato quanto costretto nelle fibre del mondo attorno, costretto in modo innaturale. Poesia (senza l'articolo, ma con dignità personificante) diventa la chiave per tornare a sentire le domande ancor prima della risposte. Diventa il fluido essenziale dell'esistenza, il sangue rosso o la linfa verde. Un modus vivendi, non solo un puro esercizio estetico. Poesia si incunea sotto pelle, in noi che siamo solo un mezzo nulla di più, si apre varchi nella materia umana e invisibile e concede alcuni sprazzi di chiarezza o illuminazione. Poesia diventa essa stessa il mistero e la chiave, trait d'union tra possibilità e altezza visionaria di chi scrive. Ma svelare il mistero diventa ingiusto verso il mistero stesso, subentra qui la mediazione sensibile del poeta che regala un'ottica particolare alle parole, le colora con il suo aroma, le slega dal peso della coscienza. E spesso noi sentiamo sfiorata la fronte da un tocco, ancora prima di capire da dove provenga il suono, il segno, il fuoco nero sul fuoco bianco. È la manifestazione delle dimensioni che appartengono ai recessi delle nostre profondità, telluriche voci capaci di sconvolgere ogni sistema, di rivoltare completamente l'ottica delle cose. Ma..." Lascia che l'anima rimanga fiera e composta di fronte ad un milione di universi." W. Whitman "


2) “Amo il tuo modo di spaziare partendo da un punto ben determinato, come in questo caso. Riesci a stare abilmente in equilibrio sulla sottile corda del discorso senza mai cadere, oscillando soltanto, prima da una parte e poi dall'altra. La medesima peculiarità si riscontra nella tua prima raccolta poetica, “Io innalzo fiammiferi”, Ed. LietoColle. Nella prefazione, Antonella Anedda -non a caso- sottolinea che parti “da una scaglia di luce per schiarire paesaggi, spazi, storie accennate”. Proprietà non dissimili si riscontrano nella tua seconda raccolta: “Una terra che nessuno ha mai detto”, Edizioni della Sera.
Nella poesia “Andare” di “Io innalzo fiammiferi”, tu dici:

Io innalzo fiammiferi,
tuoni di ferro
sulla scia dell’andare lontano.
Vivo solcandomi.

Quale solco vivo unisce o eventualmente divide, le due pubblicazioni?”


La troppa luce, quella accecante impedisce di vedere e notare i dettagli, le piccole cose, in un certo qual modo è come il buio. La luce di un fiammifero esclude dal buio una porzione esatta di mondo, la sottrae al tutto e la racconta, evocando però una realtà intera. E l'occhio si abitua a vedere. Io innalzo fiammiferi e non altari, e nell'atto di innalzarli cerco di restituire una qualche dignità alle cose comuni, ribaltandone il punto di vista. Lo straordinario ci passa accanto ogni giorno, guardarlo con occhi nuovi ci fa ricchi, diversi, guardare la normalità con occhi nuovi ci fa alti. Questo il senso, il solco attraverso il quale si espande e si contrae l'anello di congiunzione che lega queste due diverse pubblicazioni.
Io innalzo fiammiferi è un viaggio che muove dall'esterno verso l'interno oltre l'involucro umano e sensibile, a differenza di Una terra che nessuno ha mai detto che è quasi il viaggio di ritorno, ricopre un senso di marcia contrario, dall'interno verso l'esterno, un'esplosione.
In entrambi i ''viaggi'' la tensione si nutre, come affermo su, di una medesima radice che nel solco si lega. Ma in quanto solco, ovvero mancanza, assenza, ferita-feritoia che preme in profondità, porta con sé una ragione a monte particolare che premette una vera e propria profezia:
“Per giungere al possesso del tutto, non voler possedere niente.
Per giungere ad essere tutto, non voler essere niente.
Per giungere alla conoscenza del tutto, non cercare di sapere qualche cosa in niente.”
San Giovanni della Croce
Vivere svuotandosi completamente, diventare il niente per poter trattenere e accogliere il tutto, e i suoi bagliori.


3) “Quest’ultima tua risposta evidenzia un’altra caratteristica che autenticamente ti contraddistingue: l’umiltà.
Ascoltai diversi anni fa un’intervista di Mario Luzi dove tra l’altro affermava: “Il posto più naturale per la parola è la Poesia”. 
Cosa pensi e come ti poni nei confronti di un’affermazione del genere?”


Per Luzi la Poesia è la declinazione al tempo assoluto del verbo vivere, è vita al quadrato, come affermava egli stesso. In quest'ottica viene naturale pensare a una equazione matematico-poetica, che porta agli occhi un senso normalmente celato: Il posto più naturale per la parola è...la Vita. Esattamente questo il significato che amo, e mi tocca fin dentro le ossa. E Luzi lo sapeva, che ancor prima del far poetico, vi erano l'esistenza e le sue sfumature, accettate, obliate, deluse, amate. Luzi lo sapeva bene, che non si trattava di esercizi di stile, ma di qualcosa di ben più oscuro e indicibile. E innanzi a questo sforzo splendido, che anela alla comprensione piena del mondo, chino il capo come un'allieva piena di domande.


4) “E’ una mia impressione o anche tu come Luzi, poni l’accento sull’esistenza? Oserei inoltrarmi fino ad affermare che nei tuoi versi, il quotidiano è vissuto in maniera viscerale. Un attaccamento al luogo/ non luogo, fisico ed al contempo astratto anch’esso dettato dall’istinto, o vi è dell’altro?
Non riuscirei a spiegare altrimenti l’utilizzo mai risaputo di termini che conducono a tali contesti o l’uso di altre lingue come il francese e l’inglese”.


La mistica dei luoghi reca impressa una memoria lontana, quella ciclica dell'esistenza. I luoghi che viviamo, tocchiamo, percepiamo, siano essi fisici o mentali, lasciano dei segni in noi, come noi in loro. L'interazione è costante, non ha grosse regole, ma presuppone un buon occhio. Poesia induce alla sordità dell'orecchio in virtù di una vista che diviene più acuta, si comincia a vedere realmente, ma vedere non coincide col toccare vertici di immaginifica bellezza. Vedere è anche morire, sotto il peso della gravità delle cose. Poesia non è solo bellezza. Restare in equilibrio è difficile, tra vista e cecità. E' un equilibrio incostante, non dettato dall'istinto, ma da una forza che trascende ogni cosa. Il mio rapporto con Poesia è fatto così. Non posso fare a meno di ciò che riesco a scrutare, e ciò che ravviso è legato non solo alla mia di vita, ma alle vite di molti. Chi scrive non racconta solo di sé, ma su tutto racconta, o cerca di farlo.


5) “Nelle tue due raccolte che ho avuto la fortuna di leggere ed apprezzare, ho notato che ami inserire testi in prosa, come sorta di incipit o di intervallo fra le liriche.
A tal proposito, che rapporto hai con le due espressioni linguistiche, prosa e poesia?”.


Capita quando si scrive, o meglio dire, capita a me di non riuscire a porre un freno, a volte. E con molta facilità le contaminazioni nascono spontanee. La prosa diventa poetica e la poesia narrativa. Per onestà intellettuale nei confronti del lettore, cerco di dare un nome proprio a queste due strade e di fare un distinguo, anche se la sottile linea rossa che le divide si contrae e si spezza sotto il peso o la leggerezza delle parole.
Ho un mio pensiero in merito ad entrambe.
Credo che la prosa sia più diretta, frontale. Giunge al lettore in maniera lampante e abbraccia un pubblico sicuramente più vasto. La poesia è invece trasversale, ha un impatto notevole, più forte e rischioso. Rischia di diventare pericolosa e richiede ''coraggio''...perché paradossalmente spoglia maggiormente l'autore, chè ha meno sostegni ed equilibri confortanti, è più una scalata libera. Ecco dipende da ciò che si vuole comunicare ed in che modo lo si desidera fare, senza dimenticare che un verso, una frase, hanno in sé un forza interna molto forte. Ma in tutto questo parlare e scrivere non va perso di vista il baricentro delle cose: “il caffè con l'amico vale più di cento libri.


6) “Cara Irene la naturalezza con la quale parli di scrittura, è impressionante. Sembra di assistere alla descrizione di un qualcosa che ti appartiene fin dall’istante primo. Come appartengono fin dall’inizio ad ognuno di noi, un braccio, una mano.
Pensi si possa vivere senza Poesia?”


Ti ringrazio Salvatore. Spero di non deludere le aspettative con quest'ultima risposta. Ti rispondo che sì, si può vivere senza Poesia. Esattamente come si può vivere, senza un arto, una gamba o un braccio che sia. Chè ogni creatura terrestre ha grande capacità di adattamento alla sopravvivenza. Ma si tratterebbe di una mera sopravvivenza, monca per l'appunto, priva di tutti quei connotati che ci portano a calare noi stessi dentro l'essenza della realtà. Sarebbe come vivere in bianco e nero. Molti lo fanno. E' questione di scelta, molto dolorosa, se fatta di accettazione, se si sceglie di stracciare il velo opaco. Poesia è quei colori, tinte forti che non si placano né si addestrano, ma trovano modo e tempo per manifestarsi con grande irruenza. Poesia non potrebbe esistere, ''vivere'' , però senza la linfa e il sangue che le offriamo, senza il passo, la voce, la materialità del nostro essere disperazione e incanto.

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Irene Ester Leo, classe 1980, vive nella prov. Di Lecce. Laureata in Conservazione dei Beni Culturali (vecchio ordinamento), indirizzo dei Beni Mobili Artistici, con tesi in Storia dell'arte moderna in Puglia, presso l'Università del Salento. Maestro d'arte applicata: scultura e modellazione materie plastiche. Critico d'arte, illustratrice, è autrice di diverse pubblicazioni poetiche. Ha esordito "ufficialmente" nel 2006 con "Canto Blues alla deriva", Besa editrice. Nel 2007 ha ricevuto dal Teatro di Musica e Poesia “L'Arciliuto”di Roma il riconoscimento in “Kagolokatia”. Le sue poesie sono state inserite nella rivista letteraria “Incroci” diretta da Lino Angiuli e Raffaele Nigro, giugno 2009, Mario Adda Editore. Ha pubblicato nel settembre del 2009 “Sudapest”, Besa editrice. Nell'aprile del 2010 la raccolta poetica ''Io innalzo fiammiferi, con prefazione di Antonella Anedda, LietoColle editore e nel settembre dello stesso anno “Una terra che nessuno ha mai detto”, con prefazione di Andrea Leone, Edizioni della Sera. E' presente su numerose antologie tra le quali AA. VV. ''L'ustione della Poesia'' a cura di Anna Maria Farabbi, LietoColle editore 2010, “Il segreto delle fragole 2011” sempre LietoColle. E' stata recensita da Maurizio Cucchi su “La Stampa”, e da Davide Rondoni su “Il sole 24 ore”. Ha partecipato alla “Biennale dei giovani artisti d’Europa e del mediterraneo, ( Skopje del Settembre 2009) entrando a far parte della rosa dei finalisti per la sezione “scritture” con un testo pubblicato nell'Antologia "Giovani Inkiostri" 2009 edito dall'Arci – Bari, ed inoltre a “Ritratti di Poesia- In viaggio con la Poesia” Tempio di Adriano, Piazza di Pietra, Roma, 22 gennaio 2010 (nella rosa dei sette poeti emergenti italiani). Collabora con il quotidiano“ Il Paese Nuovo” alla pagina culturale. Cura un litblog: http://ireneleo.wordpress.com/


Salvatore Sblando è nato nel 1970 a Torino dove attualmente risiede e lavora. Dipendente della locale azienda di trasporti, scrive poesie dal 2004.
Finalista a concorsi nazionali ed internazionali, tra i più recenti “Verba Agrestia 2009”; alcune sue liriche sono state pubblicate sulla rivista “Poesia” ed in diverse antolologie.
Ha partecipato a readings e manifestazioni poetiche, tra queste l’edizione 2008 di Parco Poesia a Riccione.
Con “Era Caorle e Bibione” è presente nel “Segreto delle fragole 2009” edito da LietoColle.
Nello stesso anno, con LietoColle pubblica la sua prima raccolta poetica: “Due granelli nella clessidra”, segnalazione di merito al Premio “Beppe Manfredi” Ed. 2009, menzione d’onore al Premio nazionale letterario “La città del Principe” 2010 e seconda classificata al Premio internazionale per la poesia “Rodolfo Valentino-sogni ad occhi aperti” II Edizione.
Cura un proprio LIT(tle) blog all’indirizzo www.larosainpiu.ilcannocchiale.it

CULTURA
Anna Ruotolo intervista Salvatore Sblando
16 febbraio 2011
Anna Ruotolo mi pone alcune domande, nell'ambito dell'iniziativa RECIPROCA- poetiApoeti, della casa editrice LietoColle.





1) La tua opera prima, edita per i tipi di LietoColle, si intitola “Due granelli nella clessidra”. Due granelli in una clessidra sono tanto pochi, rimandano il senso di un tempo impietoso, velocissimo, straniante. È così?

In un certo senso è così; è il tempo a percorrere tutta la raccolta ed anche gran parte della mia produzione poetica.
Una sorta di omaggio all’età che mi attraversano e che mi hanno attraversato; ecco perché oltre al tempo, spesso citato in maniera precisa, amo nominare luoghi, muri e palazzi.
Un modo pressoché naturale di pormi, così come accade nella vita quotidiana, spesso incontro e spesso mi scontro con il tempo.
Nel caso specifico è un tempo da attraversare fin dall’attimo, da vivere e percorrere granello per granello come fossero quest’ultimi, cadenza ed unità di misura.


2) Nella tua biografia si legge: “Salvatore Sblando è nato nel 1970 a Torino, dove attualmente risiede e lavora in qualità di dipendente della locale azienda di trasporti”. Un poeta in un’azienda di trasporti! Come riesci a conciliare l’amore per i versi col tuo lavoro di tranviere?

È un rapporto d’osmosi quello che vi è tra il mio lavoro e la poesia; al primo io devo tutto e non solo in termini economici, non soltanto perché mi permette di campare.
Il lavoro del tranviere è una sorta di palestra di vita, mette a diretto e a stretto contatto univocamente le persone che fanno quello stesso mestiere ed al contempo che usufruiscono di quella stessa attività. Permette, cosa non trascurabile, di conoscere e di conoscersi.
Alcune poesie come “Di questi e d’altri tempi” o “Fra i passeggeri di linea 45b”, sono nate durante le soste al capolinea o durante il percorso. Quindi anche per sfatare un luogo comune, il tranviere al capolinea se parte qualche minuto dopo non è perché ha fumato una sigaretta in più. È anche perché ha inciampato nei “non so” di un incipit poetico.


3) Nel tuo libro parli spesso di e con figure femminili. Qual è il tuo rapporto con esse?

Le donne sono l’altra metà del cielo, come giustamente disse Mao. Ho sempre immaginato d'avere luoghi e persone su cui fare affidamento, su cui poter contare in qualunque momento della vita.
Spesso entrambe hanno coinciso con un unico pensiero, un'unica voce, riassunte tutte in un nome, solo all'apparenza di donna.
Non hanno un carattere, un profilo, una morfologia ben precisi; sto nei fatti parlando di sensazioni, di bisogni che spesso vanno oltre l'umano comprensibile, a cui comunque io con altrettanta convinzione mi aggrappo per superare momenti particolari o anche semplici attimi della giornata.
Sarebbe quindi riduttivo condurre il tutto ad una figura femminile salvifica; è un qualcosa che va ben oltre ed unisce l'esigenza di chiudersi in un luogo aperto con tutte le proprie solitudini e la convinzione che la sensazione racchiusa nel calore di un abbraccio possa dare forza e direzione ad ogni mio pensare.



4) Qual è il destino della poesia? E del poeta?

Il giorno in cui si scoprirà il destino della poesia e conseguentemente del poeta credo che smetterò d’amare quest’arte.
Poesia da intendere come unica forma espressiva che permette di fermare l’attimo; attimo contemporaneamente uguale e diverso per lo scrittore e per il lettore.
“Uguale e diverso, diverso ed uguale”, è questo l’intruglio che definisce il limine oltre il quale non vi sarà più poesia.


5) “Ai poeti resta da fare la poesia onesta” (U. Saba). Come ti poni nei confronti di questa dichiarazione secca e perentoria?

Domanda questa, cara Anna, insidiosa, che fa uscire allo scoperto. Potrei risponderti citando Pessoa quando dice che “Essere poeta non è la mia ambizione. È la mia maniera di stare solo”.
A me la poesia offre sicurezza e riparo, mi pone al cospetto del tempo futuro.
Non ho mai avuto il timore di dire quel che penso così come non ho mai avuto l’intenzione di fare il letterato di professione. Non ne ho tutte le capacità, non ne ho soprattutto l’ambizione.
Provo molto più semplicemente a guardarmi intorno perché è dal continuo sguardo ch’è possibile percepire nuovi significati.
Non è questione di diottrie, il poeta è nient’altro che una persona dall’insolito sguardo mentale.


6) Se potessi parlare con un poeta o una poeta che non c’è più, cosa diresti e a chi?

Sinceramente vorrei poter parlare non con uno ma con più poeti senza distinzione di genere: vorrei poter parlare con Mario Luzi ed Eugenio Montale, con Amalia Rosselli ed Anna Achmatova.
Ricordo di quest’ultima, un meraviglioso distico: “E là dove stava silenziosa la Madre/ nessuno osò guardare”.
Poesia è così, è silenziosamente ricca come solo una Madre sa essere; me ne resi definitivamente conto l’estate scorsa in vacanza quando ebbi l’occasione di visitare la casa museo di Emily Dickinson ad Amherst, negli Stati Uniti . Restai attonito nel silenzio di quei muri, del bianco dei vestiti esposti, dei fogli corretti e riscritti. Nemmeno la rara voce della guida riuscì a distogliere il mio sentirmi debitore.

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Salvatore Sblando è nato nel 1970 a Torino dove attualmente risiede e lavora. Dipendente della locale azienda di trasporti, scrive poesie dal 2004.
Finalista a concorsi nazionali ed internazionali, tra i più recenti “Verba Agrestia 2009”; alcune sue liriche sono state pubblicate sulla rivista “Poesia” ed in diverse antolologie.
Ha partecipato a readings e manifestazioni poetiche, tra queste l’edizione 2008 di Parco Poesia a Riccione.
Con “Era Caorle e Bibione” è presente nel “Segreto delle fragole 2009” edito da LietoColle.
Nello stesso anno, con LietoColle pubblica la sua prima raccolta poetica: “Due granelli nella clessidra”, segnalazione di merito al Premio “Beppe Manfredi” Ed. 2009, menzione d’onore al Premio nazionale letterario “La città del Principe” 2010 e seconda classificata al Premio internazionale per la poesia “Rodolfo Valentino-sogni ad occhi aperti” II Edizione.
Cura un proprio LIT(tle) blog all’indirizzo www.larosainpiu.ilcannocchiale.it

Anna Ruotolo (Maddaloni - 1985) vive a Maddaloni, in provincia di Caserta.
Si è diplomata al Liceo Classico e frequenta la facoltà di Giurisprudenza. Con le sue poesie ha vinto vari premi nazionali ed internazionali giovanili (tra gli altri, il “Premio Turoldo” 2009 nella sez. under 25). Suoi testi sono apparsi nella rivista internazionale “Poesia” di Crocetti nel numero di luglio/agosto 2009, ne “Il Foglio Volante – La flugfolio” (ed. Eva), ne “Il Foglio Clandestino“, in “Capoverso”, in “Poeti e Poesia”, nel quotidiano “Il Tempo” e nella rivista italo-newyorkese “Italian Poetry Review”, anno 2009, num. 4, (Columbia University, The Italian Academy for Advanced Studies in America and Fordham University). Un testo tradotto in spagnolo da Jesús Belotto è pubblicato nel num. 4 della rivista internazionale online “Poe +”. Partecipa a readings ed eventi letterari nazionali. Dal 2008 al 2010 ha curato e condotto il poetry slam “Su il sipario” in diversi locali casertani. Fa parte della redazione dei Giovin/astri di Kolibris. È presente nelle antologie poetiche “Il Fiore” 2008 (dall’omonimo premio letterario) ,“Corale per opera prima” (LietoColle, Faloppio 2010) e “Quattro giovin/astri” (Kolibris, Bologna 2010)
“Secondi luce” (Faloppio, LietoColle 2009 - premio “Silvia Raimondo” 2009) è la sua opera prima. Cura il sito personale www.annaruotolo.it e il blog SpazioPoesia.2 (http://spaziopoe.blogspot.com).


arte
Recensione di Irene E. Leo ai miei "Due granelli nella clessidra"
22 gennaio 2011

Ho subito avvertito in una sorta di personalissima ammissione, priva di pretenziosità, un senso particolare tra le pagine poetiche di Salvatore Sblando, autore dalla pelle torinese e dal cuore siciliano, che con la sua raccolta ”Due granelli nella clessidra”, edita LietoColle 2009 si presenta al lettore privo di cappe artificiose. Lo fa in maniera ”quasi” noncurante, ovvero rimane sottovoce a lasciar fluire il suo pensiero poetico con una naturalezza visionaria, quella di chi sa scovare una chiave di lettura del mondo non sovrastrutturale, ma sottile, trasversale. La Clessidra di Salvatore Sblando ha racchiusa in se’ la Poesia. E’ come se si fosse in un qualche modo sostituita degnamente al tempo e al suo intercedere ritmato. Il suo scorrere segna su una via invisibile le tracce che oscillano su una scala di cromie acute e gravi. Due granelli, due volti, in un dialogo immaginato o incastrato tra le maglie della poesia stessa, che avviene e si snoda tra un uomo ed una donna, silente interlocutrice, eremo lontano cui approda il pensiero nel vivere quotidiano.



La città diventa scenario particolareggiato, e poi universale, è il qui e l’altrove, tutte le città. Ed il cuore si perde sugli autobus di un ricordo cercato, ricucito, innaffiato di linfa e sentimento. La malinconia delle cose andate e vissute che affiora è mediata da uno slancio in avanti.

“Verrai nuovamente tempo | a passeggiare sotto i ponti | ad unica arcata …”

Quanto pesa l’assenza, condita dal desiderio. La pietra d’angolo è la ricerca tra le pieghe dei volti e delle strade e degli autobus degnamente vivi, innalzati alla sacralità dei dettagli e alle sue fugature infinite.

“Tu entri a rovistare la mia anima | indenne uscendo…”




Assenza che sfiora la solitudine del non corrisposto, e continua in un ciclico viaggio il suo corso senza l’annosa noia del forse e del perchè, ma si lascia cadere mollemente nelle cose inattese, così piene di quello spirito che le Moire chiamavano destino, e con destrezza e fili d’oro, muovevano.

“Solo il tuo indirizzo ha un passo certo | per il resto è tutto inatteso…”



Fotografie e recensione a cura di
Irene Ester Leo



arte
Come noi (mia poesia)
27 novembre 2010



COME NOI

Concedo tutto me stesso ad una passeggiata
di portici e schiamazzi, di profumi ed erbe
di vento e di bandiere.
Siamo in questo esistere di cose non dette
un garbuglio di giochi e di silenzi
nell'abbandono di un'apparenza disattesa

Parliamo di strade, tra mendici e rimandi 
di vento, solitudini d'asfalto e sigarette.
Preghiamo ché sia la distanza
l'inappetenza del destino a renderci
singolare moltitudine fra specchi deformati

E che non sia la curva di una rotaia
ad indicarci la precisa direzione


(poesia tratta da "Corale per Opera Prima", Ed. LietoColle)

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arte
Arance, mandarini e mandaranci (mia poesia)
26 novembre 2010

ARANCE, MANDARINI E MANDARANCI
(poesia di lotta e di governo)


Imparai subito, fin da bambino a distinguere
fra arance, mandarini e mandaranci.
Mi spiegava infatti il signor Sganzetta, vicino di casa
torinese di quarta generazione che le arance simboleggiavano
la cultura piemontese, grande, grossa e succosa;
i mandarini invece erano sinonimo di meridionalità
di chi arrivava dal sud, piccolo, rachitico e per certi versi aspro.
Il mandarancio quindi non poteva essere altro che l’incrocio
di là a venire, di queste due culture.
Crebbi così col complesso del mandarancio,
divenni uomo e mi sposai o forse prima mi sposai
e poi divenni uomo o fors’ancora lo devo diventare
convivendo tuttora con mia moglie; perdonatemi però, ho dimenticato
o non voglio ricordare, la genesi di questi eventi.
Resta il fatto che vorrei spiegare a chi mi volge
delle parole solo il dorso che “sanguigno” si pronuncia
indugiando sulla “GN” e “tranviere” lo si scrive con la N o con la M
è indifferente.
Reciterei poi con gli occhi chiusi e a muso duro
la poesia sui limoni a quei poeti
o pseudo tali senza scorza e senz’aura.



(dal Segreto delle fragole 2010, Ed. LietoColle)

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