"mi do alla poesia perché al momento non vi è nulla di più rivoluzionario" (mio pensiero mattutino)
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["Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe"] 

 


 

 Il mio primo libro di poesie:

DUE GRANELLI NELLA CLESSIDRA

 Ed. LietoColle

More about Due granelli nella clessidra

... due argomenti universali si trovano qui declinati con estrema precisione e determinatezza: lo spazio e il tempo. Così come il tema del tempo balza agli occhi con icastica urgenza nel titolo della silloge, in quella clessidra semivuota che è poi non a caso anche l'incipit di una poesia, parallelamente le due sezioni in cui si articola la raccolta, "Paesaggi possibili" e "L'altrove", evocano immediatamente una spazia­lità che si gioca tra la concretezza e la potenzialità.  

E, come si è detto, questa geografia dell'anima che percorre i testi è ali­mentata da riferimenti precisi e determinati, fra cui senza dubbio emer­ge inconfondibile il profilo di Torino, la città dell'autore. Una Torino in­dividuata con un'esattezza toponomastica e descrittiva che stempera il coinvolgimento emotivo dell'autore verso i paesaggi e i personaggi che animano le scene di vita urbana quotidiana.  

[...] Il tempo esatto del passaggio degli autobus che si contrappone e completa un altro tempo, un tempo che sfugge e che spesso non si riesce a definire [...]Le ore, gli attimi che sfuggono ritornano con una ricorsività che si fa qua­si angoscia  

[...] (e) una figura di donna ad apparire al termine della raccolta, una "sconosciuta" che piace pensare sia figura della poesia stessa

  (dalla prefazione di Serena Focaccia)

 

  


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CULTURA
Una casa nuova
16 agosto 2011


Una casa nuova e più grande, ebbene sì. Quando si sente l'esigenza di imbiancare i muri, tinteggiare di nuovi e più vivi colori alle pareti, quando si pensa addirittura di voler provare una ristrutturazione, una nuova riproposizione di stanze, tentarne così un ampliamento, occorre guardarsi intorno cercando di capire, di trovare una soluzione a questa subitanea necessità.
La casa che mi provoca tutto ciò è questa amici miei; dal 2004 su questo spazio virtuale ho difatti condiviso con tutti voi quelle che sono state di volta in volta le mie opinioni le mie passioni, politiche, culturali, letterarie e poetiche.
Ultimamente mi sono concentrato, ho indirizzato le mie energie verso la poesia, forse perché come afferma la citazione che scorre sopra la testata, al momento non vi è nulla di più rivoluzionario.
Ho quindi condiviso testi miei ed anche e soprattutto, dato spazio a tutto quel che ha intrattenuto, abbellendolo, il mio tempo.
Avete visto così passare tantissimi autori e poeti; citarli tutti è difficile, citarne solo alcuni sarebbe fare torto a quelli che inevitabilmente dimenticherei.
Negli ultimi tempi alcuni degli autori incontrati hanno iniziato a collaborare su queste pagine avendo anch'essi come stella polare, come faro unico, la condivisione culturale.
Avete presente però quando vi accorgete che, libro dopo libro, lo spazio tra le scansie si fa sempre più ristretto? 
Con questa necessità ho deciso di ampliare lo spazio, aprendo nuove stanze, nuovi luoghi di condivisione.
Con questo spirito da settembre uno spazio rinnovato affiancherà quello già qui esistente: larosainpiu infatti avrà un ulteriore indirizzo.
Oltre a me altri autori collaboreranno per riempire gli scaffali e contribuire a rendere sempre più importante il potere della condivisione, lontana da qualunque altro tipo di logica.

Potrete infatti collegarvi a questo ulteriore indirizzo: www.larosainpiu.wordpress.com


e leggere come avete/abbiamo fatto in questi anni, di nuove storie, altrettante opinioni, nuovi testi e nuove poesie.
Larosainpiu sul Cannocchiale non chiuderà, sarebbe ingiusto non solo per il tempo che gli ho dedicato, per i pensieri che avete lasciato ma anche per gli autori e per i loro testi donati alla lettura e che tali potranno restare.

Augurandovi un arrivederci a presto, vi saluto con un brano tratto dal bellissimo libro di Amos Oz, "Una storia di amore e di tenebra".

"Avrò avuto sei anni, quando arrivò nella mia vita un grande giorno: papà liberò per me un piccolo spazio in uno dei suoi scaffali di libri, e mi permise di disporre lì i miei. A dire le cose come stavano, concesse una trentina di centimetri, cioè più o meno un quarto dello scaffale più basso. Io abbracciai tutti i miei tomi, che sino a quel giorno erano rimasti adagiati sullo sgabello accanto al letto, li portai così sino alla libreria di papà, e li disposi in piedi, per benino, il dorso rivolto al mondo esterno e il volto contro il muro. Fu una cerimonia di iniziazione, un rito vero e proprio: una persona i cui libri stanno dritti in piedi non è più un bambino ma un uomo, ormai. Ormai, ero come papà. I miei libri stavano in piedi."



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permalink | inviato da Salvatore Sblando il 16/8/2011 alle 10:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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