"mi do alla poesia perché al momento non vi è nulla di più rivoluzionario" (mio pensiero mattutino)
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["Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe"] 

 


 

 Il mio primo libro di poesie:

DUE GRANELLI NELLA CLESSIDRA

 Ed. LietoColle

More about Due granelli nella clessidra

... due argomenti universali si trovano qui declinati con estrema precisione e determinatezza: lo spazio e il tempo. Così come il tema del tempo balza agli occhi con icastica urgenza nel titolo della silloge, in quella clessidra semivuota che è poi non a caso anche l'incipit di una poesia, parallelamente le due sezioni in cui si articola la raccolta, "Paesaggi possibili" e "L'altrove", evocano immediatamente una spazia­lità che si gioca tra la concretezza e la potenzialità.  

E, come si è detto, questa geografia dell'anima che percorre i testi è ali­mentata da riferimenti precisi e determinati, fra cui senza dubbio emer­ge inconfondibile il profilo di Torino, la città dell'autore. Una Torino in­dividuata con un'esattezza toponomastica e descrittiva che stempera il coinvolgimento emotivo dell'autore verso i paesaggi e i personaggi che animano le scene di vita urbana quotidiana.  

[...] Il tempo esatto del passaggio degli autobus che si contrappone e completa un altro tempo, un tempo che sfugge e che spesso non si riesce a definire [...]Le ore, gli attimi che sfuggono ritornano con una ricorsività che si fa qua­si angoscia  

[...] (e) una figura di donna ad apparire al termine della raccolta, una "sconosciuta" che piace pensare sia figura della poesia stessa

  (dalla prefazione di Serena Focaccia)

 

  


 Salvatore Sblando
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politica interna
Una Via per Berlinguer a Milano - La petizione
23 giugno 2011



ATTENZIONE: LA PETIZIONE E’ RISERVATA SOLO AI CITTADINI MILANESI.
SE NON SIETE RESIDENTI A MILANO, LA VOSTRA FIRMA NON POTRA’ ESSERE CONTEGGIATA TRA QUELLE VALIDE!

Al Consiglio Comunale di Milano
P.C.
A Giuliano Pisapia
Sindaco di Milano

A Basilio Rizzo
Presidente del Consiglio Comunale di Milano

PETIZIONE AL CONSIGLIO COMUNALE

I sottoscritti, titolari dei diritti di partecipazione, rivolgono, ai sensi dell’art.9 dello Statuto della Città di Milano, la seguente petizione al Consiglio Comunale

OGGETTO:
INTESTAZIONE DI UNA VIA/PIAZZA/PARCO E/O BENE ALLA MEMORIA DI ENRICO BERLINGUER, SEGRETARIO DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO, IN QUANTO MASSIMO INTERPRETE DELLA QUESTIONE MORALE, E SPOSTAMENTO DI VIA ALDO MORO DENTRO LA CERCHIA DEI BASTIONI.

Milano, con le ultime elezioni amministrative, ha detto basta. Ha detto basta all’affarismo eretto a sistema, al clientelismo diventato pratica quotidiana, agli accordi sotto-banco, alle spartizioni di potere, alle lottizzazioni, all’uso privato di risorse pubbliche, ai favori agli amici e agli amici degli amici. La Milano del lavoro, della solidarietà, della cultura, dell’integrazione, quella Milano che aspira a tornareCapitale Morale d’Italia, ha detto basta alla Milano da Bere, fondata sulla paura, sul decisionismo, sul potere ostentato, sull’irrisione e sulla demonizzazione dell’avversario, che qualcuno in questi anni ha anche provato a spacciare per modernità. Noi pensiamo sia giunto quindi il momento che Milano riscopra il valore dell’onestà, dell’umiltà, della modestia, attraverso il ricordo di due grandi leader politici della Prima Repubblica, che più di ogni altri incarnano questi valori:Enrico Berlinguer e Aldo Moro. Dopo 27 anni è giunto il momento che Milano riconosca ad Enrico Berlinguer quell’onestà e quel rigore morale che gli sono sempre stati riconosciuti, anche dagli avversari, e soprattutto il merito di aver messo in guardia da quel modello socio-culturale oggi in crisi che ha devastato Milano e l’Italia, ponendo la cosiddetta Questione Morale, che rimane ancora oggi uno dei problemi centrali della vita politica italiana. Alla luce del fatto che a Milano non è stata ancora intitolata una strada e/o un bene ad Enrico Berlinguer, esempio positivo da imitare e modello guida per tutti i giovani che si battono per la risoluzione della Questione Morale, e che l’unica via intitolata ad Aldo Moro, Presidente della Democrazia Cristiana barbaramente ucciso dalla follia brigatista, si trovi in una zona periferica della città

i sottoscritti cittadini della città di Milano chiedono

alla S.V. di procedere con l’intestazione di una via/piazza/parco ad Enrico Berlinguer nella cerchia dei bastioni o, alternativamente, qualora venisse realmente realizzato il grande parco agroalimentare che lunedì 13 giugno 2011 454.995 milanesi (il 95,51% dei votanti) hanno deciso di mantenere anche dopo l’Expo2015, di procedere con l’intitolazione di tale struttura; di spostare via Aldo Moro entro la cerchia dei bastioni, al fine di rendergli il giusto tributo che merita in quanto uomo fedele alle istituzioni dalla comprovata onestà e intransigenza morale.

Certi che il nuovo Consiglio Comunale a maggioranza di centrosinistra non avrà alcuna esitazione nel portare a termine questa pratica in tempi brevi, Vi porgiamo distinti saluti.

Promotore dell’iniziativa: Associazione Nazionale Enrico Berlinguer.


ISTRUZIONI PER L'USO
Per ottenere risposta dal Consiglio Comunale occorrono 1000 firme, ma ovviamente più se ne presentano, meglio è! 
Possono sottoscrivere esclusivamente i cittadini residenti a MILANO! Il punto di raccolta è la LIBRERIA DEL MONDO OFFESO, Corso Garibaldi 50, Milano, dove sarà anche possibile firmare.
Grazie a tutti quelli che vorranno contribuire diffondendo l'iniziativa e facendogli un po' di pubblicità, anche se non possono firmare!

E' possibile firmare l'appello via Web cliccando qui una via per Berlinguer a Milano.

E' possibile altresì scaricare il testo della petizione con annesso foglio firme cartaceo, per chi volesse far firmare amici/parenti/vicini, CLICCANDO QUI.

ATTENZIONE: ai sensi dell’art.2 del Regolamento per l’attuazione dei diritti di partecipazione popolare, le firme che che non contengono l’indicazione delcognome, nome,data e luogo di nascita e residenza sono NULLE.



politica interna
Il gattopardo a 5 stelle (di Claudio Fava)
23 maggio 2011


Ci sono solo due politici in Italia, con un passato di brillanti intrattenitori (l’uno di piazze, l’altro di crocieristi) che pensano di dover esercitare il mestiere della politica in perfetta, onnipotente solitudine, senza mai incrociare le parole e la faccia con un avversario: sono Silvio Berlusconi e Beppe Grillo. Dei quali non si ricorda, negli ultimi dieci anni, un solo pubblico confronto (tv, teatro, strada) con qualcuno che non la pensi come loro.
Ci sono stati solo due politici capaci di dire, senza tema di apparire ridicoli, “io non sono né di destra né di sinistra: io sono oltre”. Uno era Charles De Gaulle (e forse qualche titolo lo aveva), l’altro è Beppe Grillo: sul suo blog, due giorni fa. E siccome le parole sono cosa seria, sempre sul blog, dopo averci comunicato che il suo movimento ha preso un consigliere a Bovolone e un seggio a Sala Baganza col 9,58%, Grillo spiega che lui ai ballottaggi non si schiera, tanto Moratti o Pisapia “sono la stessa cosa”.

Per Grillo, laggiù a Napoli, anche De Magistris e Lettieri sono la stessa cosa: stesso fiato pesante, stesso programma, stessa metaforica munnizza: perché dunque sporcarsi le mani appoggiando il candidato del centrosinistra? “Di errori ne ho commessi molti e purtroppo ne commetterò altri”, scriveva settimane fa Beppe Grillo “uno dei più imbarazzanti è stato Luigi de Magistris”. Eppure me lo ricordo, Grillo, quando sbarcò a Bruxelles con De Magistris e Marco Travaglio, per regalarci una tirata contro l’Europarlamento con toni e argomenti da casalinga di Marsiglia (l’elettorato forte di Le Pen): basta con i fondi di agenda 2000 che tanto vanno tutti alla mafia, basta con questo parlamento cimitero di elefanti, basta con questo chiacchiericcio inconcludente.

E’ un peccato. Non che Grillo non dia indicazioni di voto che tanto gli italiani sono stufi marci di chi li tratta come soldatini di piombo e ai ballottaggi spiega loro cosa dire, cosa fare, cosa pensare. E’ un peccato che Grillo si sia smarrito in questo delirio d’onnipotenza, unto anch’egli dal Signore, dalle piazze e da minime, presunte, scontate verità: tutti uguali i politici, tutti indegni, tutti vecchi. Me lo sono sentito ripetere per trent’anni, in Sicilia, a ogni tornata elettorale quando in lista c’erano i notabili da centomila preferenze, quelli che piazzavano i famigli negli assessorati e facevano carte false per gli amici di Cosa Nostra, quelli che si mangiavano la politica e la vita degli altri senza nemmeno chiedere permesso, quelli che ti organizzavano cento varianti ai piani regolatori per i cento terreni degli amici che bisognava benedire. Quelli. E quando tu dicevi, avanti, proviamo a mandarli a casa, proviamo a riprenderci questa terra maledetta, proviamo a dire le cose che pensiamo, a trovarne uno onesto, a tenere la schiena dritta, proviamoci per una volta… ecco, ce n’erano tanti, come Grillo, che ti facevano una carezza in testa e ti spiegavano che tanto è tutta la stessa merda, la stessa pasta, lo stesso inciucio, destra e sinistra, cuffaro e borsellino, pisapia e moratti, de magistris e cosentino, e allora tanto vale turarsi il naso e stare dalla parte dei peggiori che almeno sono i più forti, sono furbi antichi e impuniti, e se promettono cose sfacciate poi le mantengono.

Io non lo so se Grillo pensa di essere davvero l’unico capace di buon senso. E non so nemmeno se le cose che dice su Pisapia le pensa davvero. Se fa parte dell’etica del suo movimento dare del “busone” a Vendola. Non lo so, non ancora, se questo signore c’è o ci fa. Ma ogni giorno che passa, ogni strepito suo che m’arriva, mi mette sempre più tristezza.


(Claudio Fava, articolo tratto dal sito di "Sinistra ecologia e libertà" del 22 maggio 2011)
politica interna
Ceroni e Democrazia (di Massimo Gramellini)
21 aprile 2011



Il pidielle Ceroni ha presentato una proposta di legge per cambiare l’articolo 1 della Costituzione. Oltre che sul lavoro (quando c’è), l’Italia diventerebbe una Repubblica fondata «sulla centralità del Parlamento» e quindi del governo, che salirebbe di un gradino nella scala del potere, guardando dall’alto il Capo dello Stato e la Corte Costituzionale. Sbaglieremmo a liquidare la democrazia secondo Ceroni come un esercizio di folklore. Dietro quella proposta c’è un sentimento diffuso: il bisogno di essere governati. Ma ne affiora anche un altro meno nobile: il disgusto non solo per i politici, ma per la politica in sé, che è l’arte estenuante e indispensabile del compromesso, come ben sa chiunque sia sopravvissuto a un’assemblea di condominio.

La democrazia rappresentativa, nella quale abitiamo non così infelicemente da oltre mezzo secolo, si fonda su tre pilastri. Il suffragio universale, il primato della Costituzione e la separazione dei poteri, cioè quel gioco di pesi e contrappesi in base al quale persino Obama, l’uomo più potente del mondo, non può aumentare le tasse ai ricchi perché il Congresso a maggioranza repubblicana glielo impedisce, ed entrambi, Presidente e Congresso, devono poi vedersela con la Corte Suprema. Se il suffragio universale abbatte gli altri due pilastri e chi vince le elezioni può fare quel che gli pare, la democrazia si trasforma in una cosa diversa: la dittatura parlamentare. Un nome troppo lungo e infatti dopo un po’ finisce sempre per accorciarselo. Facendosi chiamare dittatura.


(Massimo Gramellini da "La Stampa" del 21 aprile 2011)
CULTURA
Libiam nei mesti calici (di Massimo Gramellini)
22 marzo 2011


Certe mattine mi sveglio con la sensazione che l’Occidente sia in mano a una banda di megalomani intontiti. Oggi è una di quelle mattine. Intanto vorrei conoscere il cervellone del Pentagono che ha inventato il nome della guerra libica: Odissea all’alba (o Alba dell’odissea, non è chiaro neanche questo). Sarà lo stesso che ha partorito i manifesti dell’Oltre(tomba) di Bersani? Come tasso iettatorio siamo lì, essendo «odissea» sinonimo di peregrinazione infinita. Poi non si è ancora capito chi comanda. Sarkò pensa di essere Napoleone, e non si trova un francese disposto a chiamare l’ambulanza. Silviò ha da pensare agli scilipoti suoi e non vorrebbe bombardare nessuno (al limite la Boccassini), per cui fa sapere che i nostri aerei volano sulla Libia ma non sparano. Cosa facciano non si sa, ma la fanno senza entusiasmo, spiega La Russa, ardito in crisi depressiva. E comunque mai per ordine della Francia, specifica Frattini, piuttosto dell’America. Già, ma quale America? Quella cingolata di Hillary Clinton che vuole ridurre Gheddafi a un soufflé? O quella burrosa di Obama, che prima scimmiotta la prosa guerrafondaia di Bush (gli ha copiato l’intero discorso dell’attacco all’Iraq) e poi fa dire al suo ministro della Difesa che nei prossimi giorni bombarderà un po’ meno?

Sì, tale è la confusione sotto il cielo del Mediterraneo che avrei voglia di tornare a dormire. Se non fosse che negli incubi la Cina si pappa pure l’Africa del Nord. Forse, amico Occidente, è il caso di mettere la sveglia.


(Massimo Gramellini, da "La Stampa" del 22/3/2011 - Foto tratta dalla rete)
politica interna
Berlusconi facciatosta
12 marzo 2011



permalink | inviato da Salvatore Sblando il 12/3/2011 alle 22:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
Masoch Italy (di Massimo Gramellini)
9 marzo 2011

Dopo Gucci, anche Bulgari avrà l’accento sulla i. L’hanno acquistata i francesi, nonostante la gioielleria italiana più conosciuta al mondo abbia cercato fino all’ultimo di fondersi con qualche altro marchio del made in Italy per «fare squadra». Invano, perché la maggioranza dei nostri imprenditori coltiva una visione degli affari arcaica e meschina. E preferisce regnare sul proprio orticello che condividere il controllo di una foresta. Sul giornale di domenica Mario Calabresi denunciava la nostra inadeguatezza - pratica, ma prima ancora mentale - nell’accogliere il turismo di massa cinese. Anziché per accapigliarci fra borbonici e garibaldini, l’imminente festa nazionale andrebbe utilizzata per discutere di qualcosa che sembra interessarci assai meno: il futuro. Chiederci che Italia vogliamo essere. E, soprattutto, se vogliamo essere l’Italia che gli stranieri immaginano che noi siamo.

La situazione rasenta l’assurdo. Il mondo vagheggia lo stile italiano e ci dipinge come la culla dei piaceri raffinati: sole, paesaggi, storia, cibo, vino, arte, moda, relax. Ma noi, oltre a vivere male e ad abbrutirci davanti alla tv o dietro qualche pacchiano bunga bunga, siamo nelle fauci di una classe dirigente arruffona e arraffona, incapace di avere un’idea dell’Italia e di disegnare un progetto per i prossimi vent’anni che risponda alle richieste del mercato, cioè dei giovani asiatici e dei sempre più numerosi anziani d’Occidente interessati al nostro vero talento: fabbricare qualità della vita. Un talento difficile da imitare ma, lo si è appena visto, facile da comprare.


(di Massimo Gramellini da "La Stampa" dell'8 marzo 2011 - foto tratta dalla rete)


CULTURA
Burqa bunga (di Massimo Gramellini)
10 febbraio 2011

Anch’io domenica scenderò in piazza contro chi disprezza il corpo e l’anima delle donne. E cioè contro i vecchi bavosi che le riducono a gingilli. Contro gli arrivisti che le utilizzano come merce di corruzione presso i potenti. Contro le ragazze che si vendono, spacciando la loro bramosia di denaro e di fama per libertà. Contro i genitori disposti ad accettare l’idea umiliante che la carne della propria carne diventi strumento di carriera. Contro chi pensa che non esista una via di mezzo fra il burqa e il bunga bunga e invece esiste: chiamiamolo burqa bunga, oppure dignità. Contro i pubblicitari che da trent’anni riempiono di seni & sederi le tv e i muri delle nostre città per promuovere prodotti (telefoni, gioielli, giornali di sinistra) che nulla c’entrano con la biancheria intima. Contro le tante signore «impegnate» che hanno accettato questo insulto senza protestare. Contro gli autori televisivi che hanno ridotto il vestito delle ballerine a un filo interdentale, imponendo al Paese un’estetica trucida e volgare. Contro gli autori televisivi che hanno fatto la stessa cosa, ma sostenendo che si trattava di una forma sottile di ironia, mentre di sottile c’era solo la gonna. Contro chiunque considera il corpo delle donne un fatto pubblico, quando invece è un bene privato da esibire soltanto a chi si vuole, e nell’intimità. Contro i giornali e i siti «seri» affollati di culi & sederi. E contro coloro che se ne lamentano, ma intanto cliccano lì.

In fondo domenica scenderò in piazza un po’ anche contro me stesso.




(Massimo Gramellini da "La Stampa" del 10/02/2011, foto tratta dalla rete)
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