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Poesia dedicata ai centocinquanta anni dell'Italia




ARANCE, MANDARINI E MANDARANCI
(poesia di lotta e di governo)

Imparai subito, fin da bambino a distinguere
fra arance, mandarini e mandaranci.
Mi spiegava infatti il signor Sganzetta, vicino di casa
torinese di quarta generazione che le arance simboleggiavano
la cultura piemontese, grande, grossa e succosa;
i mandarini invece erano sinonimo di meridionalità
di chi arrivava dal sud, piccolo, rachitico e per certi versi aspro.
Il mandarancio quindi non poteva essere altro che l’incrocio
di là a venire, di queste due culture.
Crebbi così col complesso del mandarancio,
divenni uomo e mi sposai o forse prima mi sposai
e poi divenni uomo o fors’ancora lo devo diventare
convivendo tuttora con mia moglie; perdonatemi però, ho dimenticato
o non voglio ricordare, la genesi di questi eventi.
Resta il fatto che vorrei spiegare a chi mi volge
delle parole solo il dorso che “sanguigno” si pronuncia
indugiando sulla “GN” e “tranviere” lo si scrive con la N o con la M
è indifferente.
Reciterei poi con gli occhi chiusi e a muso duro
la poesia sui limoni a quei poeti
o pseudo tali senza scorza e senz’aura.



(dal Segreto delle fragole 2010, Ed. LietoColle)

Pubblicato il 17/3/2011 alle 9.0 nella rubrica pensieri.

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